Gli ultimi mesi avrebbero dovuto insegnare ai mercati una lezione: se si vuole libero commercio, allora gli stretti marittimi devono rimanere aperti. A partire da marzo il blocco di Hormuz ha portato tensioni sui mercati del gas e del petrolio a livello mondiale, nelle ultime settimane, con la promessa di una tregua, la situazione si era allentata. Ora però il conflitto è tornato nel vivo e non solo Hormuz è stato nuovamente bloccato dagli iraniani, torna anche a salire la tensione nel Mar Rosso, spingendo i mercati incontro a una nuova crisi energetica.
Con la chiusura dello Stretto, infatti, Bab el-Mandeb - che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano - è diventato uno snodo marittimo essenziale per le esportazioni saudite. Per capire la loro centralità nel commercio globale basta guardare ai numeri: da Hormuz, quando aperto, transita circa il 20% del greggio globale, se i due stretti venissero chiusi in contemporanea, allora il 30% del petrolio globale si troverebbe senza più una strada da percorrere. Ma i problemi non riguardano solo il petrolio: da Bab el-Mandeb passa anche il 10% del commercio globale, ovvero centinaia di container in arrivo dalla Cina, dall'India e dagli altri paesi asiatici diretti verso l'Europa.
Così, mentre i ribelli yemeniti Houthi hanno annunciato l'intenzione di imporre un blocco navale contro l'Arabia Saudita, di fatto sigillando lo Stretto del Mar Rosso, i mercati hanno risposto immediatamente. Sul fronte del petrolio, il Brent ha toccato quota 95, prima di scendere leggermente durante la giornata di ieri, portandosi sui massimi delle ultime sei settimane e con una crescita di oltre il 20% nell'ultimo mese. Corre anche il gas naturale, con le quotazioni che tornano a superare la soglia psicologica dei 60 euro, ad Amsterdam il Ttf ha chiuso a 62,5 euro per megawattora (+4,7%).
In questo scenario, oggi si riunisce la Banca centrale europea che, dopo il rialzo di 25 punti base deciso a giugno, il primo dal 2023, si prepara a mantenere invariato il costo del denaro.
Considerando però anche le nuove tensioni sul Mar Rosso e che il principale fattore di rischio continua a essere rappresentato dall'aumento dei prezzi energetici, nella riunione di settembre si attende un nuovo aumento dei tassi.
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