UnipolSai, sei anni per «ripagare» le coop

UnipolSai sta marciando meglio delle attese, ma le cooperative azioniste dovranno avere pazienza altri sei anni per veder rientrare in cassa i 500 milioni sborsati nel luglio 2012 nell'ambito dell'aumento di capitale con cui Bologna ha inglobato l'ex Fonsai, prelevandola dalle mani dei Ligresti. La maxicedola da 550 milioni stanziata dall'ad Carlo Cimbri nel bilancio 2013 deve infatti risalire due gradini societari prima di diventare disponibili per le coop riunite nella cassaforte Finsoe. Il conto è il seguente: quest'anno la holding Ugf riceverà da UnipolSai (di cui detiene il 63%) una cedola complessiva da 331 milioni (di cui 277 milioni per le ordinarie e 54 per le risparmio B). A quel punto, secondo uno studio di Mediobanca Securities firmato da Gianluca Ferrari, Ugf dovrebbe avere le forze per migliorare la remunerazione ai soci, consegnando a Finsoe (che la controlla al 50,7%), 62 milioni nel 2015 e 75 nel 2016 contro i 36 di quest'anno. In sostanza, se il trend proseguirà entro il 2019-2020, Cimbri avrà saldato il «debito di fiducia» contratto con le coop per acquisire l'ex casa Ligresti.
Va da sé che l'effetto a cascata sarà tanto più intenso quanto UnipolSai riuscirà a rispettare (e a battere) gli obiettivi del piano industriale. Tra i pilastri del progetto c'è l'integrazione, entro il 2015, della rete di vendita ex Fonsai, previa unificazione dei prodotti, del sistema informatico e l'estensione del contratto agenti Unipol basato sul loss ratio di agenzia. Ma tra i sindacati confederali si respira una preoccupazione crescente, per la prospettiva che Bologna nella ricerca di sinergie sui costi, nei prossimi anni favorisca un forte dimagrimento della rete, per risolvere le attuali sovrapposizioni territoriali, soprattutto nei centri minori: le parti sociali hanno chiesto un incontro il direttore delle risorse umane, Giuseppe Santella.
In realtà, le azioni muscolari sugli agenti non hanno finora fatto partedel Dna del gruppo bolognese, ma il mercato sta subendo una forte evoluzione e la distribuzione ha bisogno di essere ripensata. Tanto che, secondo alcune stime, Internet e la crisi potrebbero mettere a repentaglio fino a un terzo delle agenzie assicurative oggi attive in Italia sotto le insegne dei diversi gruppi.
Solo UnipolSai conta circa 5mila punti vendita e il direttore generale della rete, Franco Ellena, sta lavorando su un modello di agenzia «leggero» e integrato con il web per passare alla sede centrale il back office e concentrare gli agenti sulla nuova produzione. Una rivoluzione alla CheBanca!, che potrebbe essere accompagnata dall'adozione di arredi e colori unificati. La battaglia è comunque in pieno svolgimento, soprattutto nel ramo Vita, che ha visto armarsi sia Generali e Poste Vita sia Intesa Sanpaolo, con il nuovo polo delle polizze studiato dall'ad Carlo Messina. Se UnipolSai mostra un forte combined ratio nel ramo Danni e la Rc Auto non denuncia a oggi particolari criticità, l'altro grande interrogativo degli analisti ricade su cosa potrà fare la gestione finanziaria per attutire il calo dei tassi di interesse al momento di «rinnovare» i Bot e i Btp in portafoglio.

Commenti