Virus, le compagnie aeree non rimborsano i voli: non ci sono (abbastanza) soldi

Restituendo ai clienti il denaro speso per i voli cancellati a causa dell'emergenza sanitaria, le compagnie aeree rischierebbero il fallimento. La soluzione proposta è un indennizzo attraverso dei voucher per volare non appena sarà possibile

Virus, le compagnie aeree non rimborsano i voli: non ci sono (abbastanza) soldi

I voli cancellati a causa della diffusione del nuovo coronavirus non potranno essere rimborsati, perché le compagnie aeree, attualmente, non possono permettersi gli indennizzi, altrimenti rischierebbero il fallimento. La soluzione più immediata? Offrire dei buoni di uguale valore da utilizzare in un secondo momento, probabilmente al termine di questa fase d'emergenza dell'epidemia.

Il motivo

Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, Alexandre de Juniac, ai veritici di Iata, la principale associazione internazionale dei vettori, in occasione di una conference call con alcuni giornalisti avrebbe spiegato perché, al momento, non è possibile restituire il denaro ai viaggiatori che sono dovuti rimanere a terra a causa del Covid-19: "Quello che dobbiamo fare oggi è evitare di finire con la cassa prosciugata, per questo rimborsare i biglietti per noi è finanziariamente insostenibile".

La proposta dei buoni

E alle associazioni che, ormai da qualche giorno, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, chiedevano chiarimenti circa i mancati indennizzi per i soldi già spesi in voli mai effettuati, il capo di Iata avrebbe spiegato così le motivazioni: "Ci sono Paesi che hanno accettato l'idea di voucher al posto dei rimborsi, mentre altri non concordano". In base a quanto ricostruito dal quotidiano, Brian Pearce, capo econmista della Iata, nel secondo trimestre dell'anno (cioè aprile, maggio e giugno), il totale dei biglietti da rimborsare ammonta a 35 miliardi di dollari, che potrebbero costituire un fondo per permettere la continuazione delle attività delle diverse compagnie.

"Una situazione eccezionale"

De Juniac, che ha definito il momento attuale "una situazione eccezionale" ha sottolineato l'importanza di ripagare i clienti con i buoni per volare, anche perché al momento, non ci sarebbero soldi per rimborsare i biglietti. Intanto, Eurocontrol avrebbe deciso di posticipare il pagamento da parte delle compagnie aeree di 1,1 miliardi di euro per i diritti di sorvolo dovuti alle autorità nazionali di gestione del traffico aereo ma, nonostante questo, come spiegato da Pearce, "la maggior parte delle compagnie aeree ha soldi per due mesi, poi rischia di fallire".

Le situzioni possibili

In base a quanto riportato dal quotidiano, nell'ultimo bollettino di Icao, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di aviazione civile, potrebbero prospettarsi due scenari. Il primo prevede una ripresa veloce da maggio 2020, mentre il secondo potrebbe articolarsi in una contrazione del trasporto aereo fino al prossimo giugno. L'ente dell'Onu ha stimato che, nel primo semestre di quest'anno, ci dovrebbe essere una riduzione dei passeggeri tra 411 milioni (in caso di primo scenario) e 535 milioni (nel caso del secondo), dei posti offerti del 37-48% e dei ricavi per le aviolinee tra 90 e 118 miliardi di dollari. Per l'Europa, poi, si tratterebbe di una contrazione dei viaggiatori tra 50,52 e 89 milioni e dei ricavi tra 6,68 e 13,36 miliardi di dollari. E per quanto riguarda l'intera annata, Iata ha calcolato che i mancati introiti dovrebbero essere circa 252 miliardi.

La situazione in Italia

L'agenzia Onu, per l'Italia, sempre nella prima metà del 2020 ha stimato una diminuzione del 50-60% dei posti offerti a livello domestico e internazionale, una riduzione dei passeggeri tra 34 e 41 milioni e mancati ricavi per le aviolinee tra 4 e 4,9 miliardi di dollari. Nell'aprile 2020 i posti offerti segnano una diminuzione, con un -88% (Icao, infatti, si aspetta un milione di passeggeri imbarcati (980mila) contro gli 11,37 milioni senza emergenza legata al Covid-19.

I posti di lavoro a rischio

Iata ha poi chiarito che circa 25 milioni di posti di lavoro rischiano di sparire con il crollo della domanda di trasporto aereo, causata da questa improvvisa crisi sanitaria. Come riferito in conferenza stampa da Pearce, "ogni dipendente diretto nel settore dell'aviazione genera ulteriori 24 posti di lavoro nell'indotto". Gli impiegati nel trasporto aereo sono 2,7 milioni (considerando compagnie aeree e aeroporti) e l'indotto ammonta a 65,5 milioni. Di questi, 25 milioni (di cui 5,6 in Europa) risultano attualmente a rischio.

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