La crisi dell’Unità arriva a un nuovo passaggio. Dopo lo stop alle pubblicazioni dello scorso 7 luglio, Romeo Editore ha licenziato l’intera redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Cinque lettere che chiudono - almeno sul fronte dei giornalisti - l’esperienza iniziata con il ritorno in edicola della testata nel maggio del 2023.
I provvedimenti sono stati recapitati il 14 settembre al direttore Piero Sansonetti, ai tre redattori e al grafico. Sul sito del giornale, intanto, tutto è rimasto fermo al 7 luglio. L’ultimo titolo d’apertura è ancora quello dedicato all’attentato di Monaco. Poi più nulla. Sansonetti, interpellato da Repubblica, ha preferito non commentare.
Lo stop alle pubblicazioni era arrivato al termine di mesi complicati, segnati anche dalla trattativa tra Romeo Editore e il Pd per la cessione della testata. Il confronto non ha portato a un’intesa e il 7 luglio l’editore aveva annunciato la sospensione delle uscite. Il Pd, dal canto suo, aveva continuato a manifestare il proprio interesse per riportare il quotidiano nella disponibilità del partito.
Adesso, però, alla partita sul futuro dell’Unità se ne aggiunge un’altra: quella legale. Due delle cinque lettere di licenziamento sono già state impugnate. Una redattrice ha affidato la contestazione al giuslavorista Francesco Bronzini e all’avvocata Gloria Muccioli Casadei. I legali contestano il licenziamento per giustificato motivo oggettivo e definiscono “pretestuose” le motivazioni utilizzate dall’azienda.
Al centro dell’impugnazione c’è anche la questione della possibile ricollocazione della giornalista all’interno della società. Secondo i legali, la redattrice “poteva e doveva essere ricollocata” e le ragioni indicate nella lettera di licenziamento sarebbero “del tutto inventate”. Da qui la richiesta di immediata reintegrazione e del pagamento delle retribuzioni perse dal momento del licenziamento fino all’eventuale ritorno al lavoro.
La richiesta è accompagnata da un termine preciso: in assenza di reintegro e pagamento entro sette giorni, i legali hanno annunciato il ricorso alla magistratura del lavoro. Anche il grafico ha impugnato il proprio licenziamento, muovendo contestazioni sostanzialmente analoghe.
La redazione che aveva accompagnato la nuova vita dell’Unità dal 2023, dunque, è stata azzerata. Restano aperti due fronti: quello giudiziario, con i primi licenziamenti già contestati, e quello editoriale, legato al futuro di una testata che negli ultimi anni ha attraversato più volte sospensioni, rilanci e cambi di proprietà.
