Elezioni regionali, dalla Bonino alla Puglia: la maionese impazzita dell’opposizione al voto

Emma con il Pd in Lazio ma contro Penati in Lombardia. D’Alema non vuole Vendola: con lui la sconfitta è sicura. Casini non molla la Polverini, vuol fare l'asse con Formigoni, ma poi sbanda a sinistra...

Roma Prendete una bella Vendola colma D’Alema fino all’orlo. Buttateci dentro una Boccia tagliata fina fina, un Loiero spalmato di Callipo e portate all’ebollizione innaffiando di tanto in tanto con Lombardo siciliano doc. Quando il tutto sarà sfumato ben bene, aggiungete i pezzi forti: appena un’idea di Polverini, una Bonino tagliata a tocchi e, finalmente, tre etti e mezzo di Casini disossati.
Et voilà, se la maionese è impazzita niente paura: non conoscete le Regionali fatte in casa della Seconda Repubblica. Un’avvincente competizione inventata al Pallonetto di Santa Lucia, quel rione napoletano di ex contrabbandieri convertitisi alle pensioni d’invalidità per malattia mentale. D’accordo: non esiste più la distinzione tra destra e sinistra, è dannatamente trendy presentarsi «a macchia di leopardo», e Berlusconi pare non voglia neppure scendere in piazza, togliendo agli avversari la principale ragione d’esistere. Ma qui si esagera.
Prendete il caso Bonino. S’è inventata un’autocandidatura per il Lazio, ha costretto l’intero Pd - partito ormai consapevole della propria superflua ridondanza - a trangugiarla, cattolici compresi, e quindi che cosa fa? Si presenta come capolista in Lombardia, contro il Pd di Penati. Un colpo da maestri: non l’avesse già raso al suolo Veltroni, il Pd ne sarebbe rimasto scosso nelle fondamenta. «Formigoni ha gran paura di me, la candidatura non mi sottrarrà energie per il Lazio, lo fece pure Berlusconi...», va giustificandosi candida la sciagurata figlia d’arte di Pannella. Incurante che ogni mattina, dai microfoni di Radio Radicale, il già confuso direttore Massimo Bordin debba sudare sette camicie, pur di spiegare che «nel Lazio Emma non è la candidata del Pd, ma la candidata sostenuta dal Pd, cosa ben diversa». Anche ammesso che stamane Bordin dovesse commentare con l’abituale sarcasmo queste povere righe nella sua rassegna stampa, poco cambierebbe della realtà, purtroppo. Qui è proprio la logica andata a farsi benedire, altro che la Bonino dagli elettori cattolici.
Che dire poi del malcapitato Nichi Vendola, governatore uscente di sinistra, comunista in via d’estinzione, amatissimo dal popolo di Puglia? D’Alema gliel’ha giurata, non si sa se per storie passate o affari recenti. Dapprima ha cercato di costringerlo al suicidio, imponendogli il ritiro, ma quello ha resistito. Ferito nell’amor proprio - come osa, l’infame? - gli ha aizzato contro il sindaco di Bari, Michele Emiliano, come se fosse il suo pitbull addestrato. Pure i pitbull però hanno un cuore e un’anima, e alla fine ha vinto (con qualche fatica) la dignità d’Emiliano. Su tutte le furie, D’Alema ha bombardato paracadutando Boccia, pur di togliergli il pallino. Niente da fare: si andrà alle primarie e i sondaggi danno vincente Vendola con l’81 per cento. D’Alema non si dà certo per vinto, e con tempismo sospetto e grande sportività approfitta dei guai di Vendola (un’iscrizione nel registro degli indagati non si nega a nessuno), per dichiarare: «Perdiamo, perdiamo, con Vendola perdiamo ...», quasi fosse una sorta di macumba. Alla faccia della solidarietà umana, personale e politica, che a Vendola arriva (anche la politica impazzita ha i suoi lati belli) persino dal Giornale e dal Pdl. E alla faccia della personale responsabilità di un capo politico.
Ma su questo fronte, si sa, non c’è molto da aspettarsi. Sono tempi strambi, che rendono paradossali tattiche in auge in altre epoche. Il campione è naturalmente Pier Ferdinando Casini, che si vuole tenere ben stretta la Polverini nel Lazio, vorrebbe governare con Formigoni in Lombardia, ma nelle altre regioni è pronto a scavalcare il fossato in direzione Pd. La riapertura del «doppio forno» d’andreottiana memoria deve avergli fatto tornare l’appetito. Anche se il bipolarismo è digerito dagli italiani, qualche studioso attribuisce agli elettori moderati di centro un peso determinante in cinque regioni: Liguria, Marche, Lazio, Puglia e Calabria. Casini sta puntando forte su tanto bendidio. Tanto più che in taluni casi - vedi il Lazio - si andrebbe a rinsaldare l’asse con Fini che può tornare buono nel prossimo futuro.
Certo è che in queste logiche che hanno così poco a che fare con le idee (ma così tanto con le poltrone), gli elettori hanno ragione a confondersi. Se l’Udc fino a poco tempo fa era in giunta in Sicilia, da ieri sui muri siciliani gli elettori leggeranno che Lombardo, reo di «ribaltone», per l’Udc è pressapoco il re dei cornuti. Così in Calabria il Pd dice in giro che il «suo» Loiero è una specie di mascalzone e il candidato dipietrista, Callipo, ha già ricevuto il viatico dal presidente dell’Idv, Barbato: «Non votatelo, si ritiri». Poi dice che la legge «180» sui manicomi non ha fatto miracoli.
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