Bei tempi quando "con le pinne il fucile e gli occhiali" ti sentivi già in estate, al sole, a prendere la tintarella anche di luna ma sicuramente colorata. Ora i tormentoni sono soltanto un ricordo, non esistono più quei due o tre brani che scolpiscono un'estate per sempre tipo Vamos a la playa o Un'estate al mare per fare il bagno al largo e "vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni". C'è una valanga di canzoni estive che, per carità, non puntano a essere tormentoni, difatti al massimo sono tormentini, ini ini, e accontentiamoci. Ormai non si può più sperare che l'universo mondo canti due o tre ritornelli e basta, ce ne vogliono dieci o venti perché la quantità vince sulla qualità e l'importante è esserci e pazienza se i testi non sono sempre precisi, anzi. Viva l'approssimazione. Come accade sempre più spesso, l'importante è confezionare slogan da impacchettare per TikTok o per qualche reel su Instagram. Oddio, la musica estiva non è mai stata la Treccani e ci siamo divertiti anche cantando "ogni tre passi facevano sei metri" oppure "guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'" senza prenderci troppo sul serio tanto chissenefrega siamo in vacanza.
Ora solo l'ironia è più morta dell'autoironia e quasi tutti si prendono troppo sul serio come se non fossimo nella stagione più leggera di tutte. D'accordo, è finita la stagionalità della musica, non ci sono più (o quasi) brani scritti apposta per uscire in questo periodo con la data di scadenza fine settembre. Non a caso arrivano pezzi come Canto d'amore di Marco Mengoni e Angelina Mango che se fosse stato pubblicato a novembre era bello uguale. Certo c'è chi abbassa drasticamente il livello come Sfera Ebbasta con District che, tra Dubai e Rolex, in Ayayay arrivano a picchi machisti come "Ti manco, mamacita, dimmi quello che vuoi, se Burberry o Louis Vuitton, ho preso un nuovo toy". Comunque c'è molta confusione sotto il tormentone. Ad esempio, in Buona domenica Sayf si lamenta che lei lo lascia "come una femmina" e oggi per una frase del genere c'è anche chi potrebbe indignarsi, sapete quella storia della discriminazione eccetera. Di certo i Pinguini Tattici Nucleari non fanno discriminazioni visto che in Sorry scusa lo siento rimangono sul vago cantando di "una notte così calda che sembrava la finale del mondiale in Messico". Quale? Nel 1970 o nel 1986 o quella di questo mondiale che si gioca anche in Messico? Boh, non si sa, i dettagli non contano e difatti cantano che "mi ricordi una, mi ricordi Dua" e non si capisce se sia un gioco di parole o una allusione alla popstar che si è appena sposata a Palermo.
Per carità, nel divertente e incolpevole sciocchezzaio dell'estate pop, ci sono anche versi d'autore come "l'oceano più insidioso è comunque quello che è nella testa" da Buon vento di Jovanotti con Alfa. Però diciamo che si va un tanto al chilo e, tra slang e scarsa ispirazione, si citano persino quelle fastidiose infezioni batteriche degenerative che potrebbero rendere memorabile l'estate ma non nel modo che tutti sognano. "La vita ti sorride con i denti cariati" come si sente in Cattive abitudini di Mace con Salmo e Colapesce. Ma c'è anche lo zuccheroso neologismo di Anna in White girl wasted che, riferendosi a una tale Dalia, dice "fa la sdolcinata, quasi mi viene una caria". Chissà se fa male uguale. Molto più immediata Madame che in M'ama non m'ama detta le regole: "Non mi scrivere che vuoi farmi, vieni qui e fallo". Più chiaro di così, alla faccia di ogni giro di parole. Forse eviterebbe ogni indugio se si vestisse "Da dio" come il titolo di uno dei pezzi estivi più riusciti, quello di Bresh che è molto attento ai testi. Chi chiede scusa già a prescindere è Biagio Antonacci che "un pugno forte in faccia me lo merito" perché "non c'è scusa che tenga" e difatti sta cantando L'ultima canzone, scritta peraltro con il bravissimo Juli. E se Alessandra Amoroso in Hit Parade con Gianni Morandi fa riferimento a "un vecchio blackberry del '92" (in realtà il primo blackberry è del 1999), la spumeggiante e imbattibile Elettra Lamborghini in Bam bam bambina si sdoppia in due, cioè è "sobria ma anche ubriaca" ma diventa tragica quando "in una vetrina guardo la mia ombra da Llorona". Per chi non lo sapesse, Llorona è la figura del folklore sudamericano che rappresenta una madre che vaga dopo aver annegato i propri figli, non proprio un'immagine da relax estivo.
In fondo è molto meglio consolarsi con le immagini ricorrenti (dicasi luoghi comuni) tipo quelli di Al mio paese di Serena Brancale, Levante e Delia con "le signore sulle sedie quando torno al mio paese", con "le piazze sempre piene" e "le luci sempre accese" (speriamo siano a led, altrimenti sai gli ambientalisti).
Alla fine, se il più autoironico resta Gabbani che in Summer Funk canta "se penso a quando io volevo andare in tv e adesso che ci sono sempre forse non lo voglio più", a quasi tutti gli altri è passata la voglia di divertire e divertirsi come se il pop non fosse soprattutto questo, una parentesi tra le preoccupazioni.