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Per i conti all'estero ombre su Fabius E Hollande trema

Libération annuncia un dossier su un presunto deposito svizzero del ministro degli Esteri. Sarebbe un colpo fatale per il governo

Per i conti all'estero ombre su Fabius E Hollande trema

Parigi - Un'altra tegola colpisce François Hollande: dopo l'affaire Cahuzac - il ministro dimissionario che aveva dichiarato in Parlamento di non avere conti all'estero, salvo poi confessare - ha aperto una voragine in casa socialista. Ora Libé, il quotidiano vicino alla gauche, minaccia di pubblicare i dossier riguardanti un peso massimo del Ps, il titolare degli Esteri Laurent Fabius, su un presunto conto svizzero a lui riconducibile, basato proprio sulle primitive rivelazioni di Mediapart che sembrano un vaso di Pandora. La voce «non è fondata su alcun elemento materiale ed è destituita di ogni fondamento», dice Fabius, che annuncia querele.

Se la maggioranza dei francesi, a maggio scorso, ha dato fiducia ai socialisti nonostante l'affaire Strauss-Kahn, non è scontato che Hollande e il partito possano oggi superare senza conseguenze questa buriana. Una riunione convocata d'urgenza all'Eliseo col primo ministro ha permesso di tracciare la rotta da seguire: «moralizzazione della vita politica» partendo dalla pubblicazione entro il 15 aprile delle dichiarazioni patrimoniali dei ministri. Il termine assume già il sapore di un repulisti, che potrebbe anche dar vita a un rimpasto molto evidente. A chiederlo, informalmente, sono gli stessi socialisti. Non solo i militanti. Perché «un ministro del Bilancio che mente (Cahuzac, ndr) resterà impresso nella memoria dei francesi», si è lasciato sfuggire un membro dell'esecutivo. Poi, con un uomo immagine come Pierre Moscovici, ministro dell'Economia e delle Finanze coinvolto a sua volta nel caso OffshoreLeaks, perché accusato di aver usato la sua funzione per scagionare il collega Cahuzac, diventa difficile non far nulla.

Hollande vuol uscire dalla bufera «velocemente e con efficacia». Ieri via libera a misure preventive come la pubblicazione e il controllo dei patrimoni di ministri e parlamentari. Messa in cantiere dall'Eliseo per l'estate, subirà un'accelerazione e sarà tramutata in legge in tempi brevi. Ma in Parlamento l'aria che tira per Hollande è però peggiore di quella che si respira nel Ps. Il suo alleato principale, la sinistra di Jean-Luc Mélanchon, da giorni insiste sull'inadeguatezza del presidente nel gestire il caos seguito al caso Cahuzac prima e Moscovici poi. Un eventuale rimpasto potrebbe dunque coinvolgere il Front de gauche per ammorbidire un po' Mélanchon, che ha fatto trionfare Hollande al secondo turno, pur comportandosi oggi come il suo oppositore più duro.

A destra l'Ump discute intanto un'amnistia fiscale, e non sembra disponibile a fare regali su una legge che moralizzi il Parlamento e i portafogli di chi lo abita. Così, l'unico proposito forse perseguibile da Hollande l'ha lanciato proprio Moscovici. Un provvedimento che superi i confini francesi e porti dritto a un accordo europeo. Uno scambio automatico di informazioni sul modello della legge americana Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act). Datata 2010, impone alle banche estere di trasmettere al fisco statunitense informazioni sui conti all'estero detenuti dai contribuenti americani. Lussemburgo ha dato disponibilità a ridurre parzialmente il suo segreto bancario. Il ministro dell'Economia tedesco, Wolfgang Schäuble, è favorevole a una collaborazione in materia fra gli Stati dell'Ue.

Ma la tegola sul Quinquennato di Hollande ha incrinato l'intera impalcatura della Quinta Repubblica. Difficile girare pagina chiedendo ai 27 di togliere l'Eliseo dall'imbarazzo. C'è da sanare quel gap di fiducia tra un presidente e la Francia che lo ha votato.
twitter @F_D_Remigis

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