Altroché predicatori di pace. Tra rimpatri, arresti, indagini, la rete degli imam italiani è costellata da reati e intrisa da linguaggio d'odio. L'ultimo in ordine di tempo finito nel mirino della giustizia è l'Imam di Brescia Ali Kashif che è stato espulso dall'Italia. Come spiega il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "L'uomo, lo scorso gennaio, nel corso di una nota trasmissione televisiva, aveva affermato che una bambina, dopo i 9 anni di età, potesse essere considerata adulta e quindi sposarsi, arrivando di fatto a legittimare il fenomeno delle cosiddette spose bambine".
"A seguito del provvedimento di espulsione - continua il ministro - è stato imbarcato su un volo da Milano Malpensa e ricondotto nel suo Paese di origine". Le sue affermazioni sono state ritenute rilevanti nella valutazione di pericolosità sociale portando al diniego del permesso di soggiorno e avviando la procedura di espulsione con un volo diretto a Islamabad.
La notizia è stata accolta positivamente sia dalla Lega sia da Fratelli d'Italia con l'onorevole Riccardo De Corato di Fdi che ha espresso "pieno sostegno al provvedimento adottato dal questore di Brescia". "Di fronte a dichiarazioni gravissime, come quelle emerse in questa vicenda, lo Stato deve reagire con fermezza" ha detto.
Il caso di Kashif non è però isolato e sono numerosi gli imam italiani che hanno avuto problemi giudiziari. Il più noto è senza dubbio Mohammad Hannoun, arrestato il 27 dicembre 2025 durante l'operazione "Domino" coordinata dalla Procura distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova. Insieme a lui sono state indagate altre nove persone con l'accusa di aver finanziato Hamas per circa 7-8 milioni di euro attraverso associazioni benefiche come l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese. Secondo gli inquirenti Hannoun è "membro del comparto estero di Hamas" e "capo della cellula italiana dell'organizzazione".
A novembre 2025 Mohamed Shahin, l'imam della moschea Omar Ibn Al Khattab di via Saluzzo a Torino, è stato fermato e trasferito in un Cpr a Caltanissetta per essere espulso su un decreto del Viminale per "pericolosità per la sicurezza nazionale". Il fermo era nato dopo le sue dichiarazioni durante una manifestazione a Torino in cui si era detto "d'accordo" con l'attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas (definendolo "non una violenza"). La Corte d'Appello di Torino ha però annullato il trattenimento, liberandolo e bloccando l'espulsione considerandolo un richiedente asilo. Il caso di Shahin è emblematico perché racconta la saldatura tra la sinistra e l'Islam radicale in atto anche in Italia. Gli imam rappresentano infatti l'anello di congiunzione tra le comunità musulmane e i partiti di sinistra applicando quel modello di islamo-gauchisme già in atto da tempo in Francia.
Era andata diversamente rispetto a Shahin a Mohammed Madad, imam del centro di cultura islamica Assonna di Noventa Vicentina, espulso già nel 2016 per motivi di sicurezza nazionale che aveva addirittura chiamato una figlia "Jihad". Sempre per motivi legati alla sicurezza nazionale nel 2020 è stato espulso l'Imam di Genova Bledar Breshta dopo un'inchiesta in cui era accusato di sostenere islamisti e raccogliere fondi per realtà legate all'Islam radicale.
Ma i casi di imam o predicatori islamici espulsi non si fermano qui e si contano numerosi episodi di espulsioni come l'Imam di Treviso nel 2016 con una motivazione emblematica: "Disprezzava i principi fondanti la nostra Costituzione e aveva rifiutato di prestare giuramento per il conferimento della cittadinanza italiana".
Se l'espulsione degli imam è l'extrema ratio, il problema dei predicatori islamici in Italia è molto più profondo e radicato. È infatti difficile riuscire a verificare il contenuto dei sermoni nelle moschee e quando vengono pronunciati discorsi d'odio.
Ci sono poi figure come Brahim Baya, l'Imam influencer di Torino, finito al centro di numerose polemiche per i suoi comizi (tra cui a favore del no al referendum sulla giustizia) e i legami con figure vicine all'Islam radicale. Ecco il vero volto degli imam d'Italia.