Meteorite esplode su una città Choc e mille feriti in Russia

Panico a Chelyabinsk, nell'area degli Urali. Centinaia di migliaia di persone, spaventate da luci e boati, hanno temuto un attacco missilistico. Danni e contusi

Meteorite esplode su una città Choc e mille feriti in Russia

Mosca - I servizi segreti russi sono famosi per la loro preparazione: possono sventare attacchi di terroristi ceceni, guerre di confine e sommosse di piazza, ma quel che è accaduto ieri a Chelyabinsk, una città con un milione di abitanti nel cuore dei monti Urali, va oltre ogni previsione. Una pioggia di meteoriti ha segnato il cielo intorno alle nove del mattino e ha colpito campi e palazzi in un raggio largo decine di chilometri. Le autorità dicono che i feriti sono più di mille e che il bilancio poteva essere davvero disastroso: nella zona ci sono fabbriche di armi e una centrale atomica, ma al momento non ci sono notizie di danni. Oltre duecento bambini hanno ricevuto cure mediche negli ospedali di Chelyabinsk, molti di loro erano a scuola o negli asili pubblici quand'è cominciata la pioggia di meteore e sono stati colpiti da schegge di vetro o parti di intonaco. Decine di telecamere installate su automobili, case e uffici hanno ripreso la scena: le immagini sono sconcertanti e spettacolari, si vedono strisce di fuoco nel cielo, s'avverte l'impatto a terra dei meteoriti, si sentono le voci spaventate dei testimoni. Questi video hanno fatto il giro del mondo in poche ore, da YouTube a Twitter sino alla pagina Internet del Wall Street Journal. «C'era una specie di fulmine dalla finestra, mi sono voltata per seguire la traiettoria e ho visto fuoco e fumo, come se fosse appena avvenuta un'esplosione», ha detto alla tv russa Maria Polyakova, che lavora al Park City Hotel di Chelyabinsk. «Ero al lavoro e ho visto una luce enorme spuntare sulla città, poi ho sentito un botto, i cani che abbaiavano, e ho pensato che fosse caduto un missile», ha raccontato alla Radio Eco di Mosca un uomo di nome Artyom. Le vibrazioni hanno fatto saltare finestre, hanno danneggiato strade, edifici e macchinari, hanno portato il panico e vecchie superstizioni fra gli abitanti di questa città orientale, l'ultimo, grande centro prima del confine con il Kazakhstan, a 1500 chilometri da Mosca.

Per gli scienziati la provincia è stata colpita da un masso di dieci tonnellate che si è frantumato a contatto con l'atmosfera: gran parte del bolide è diventato polvere, ma alcuni detriti più grandi hanno raggiunto la terra a una velocità che varia fra gli 11 e i 73 chilometri al secondo. All'accademia russa della Scienza credono che il fenomeno sia «normale», dato che il nostro pianeta attira ogni anno duecento tonnellate di detriti dallo spazio, ma nelle strade di Chelyabinsk e nei palazzi del governo seguono gli eventi con enorme apprensione. Che probabilità ci sono che arrivi un'altra pioggia di meteoriti? Quante possibilità esistono che capiti a Mosca o San Pietroburgo, le due città più popolose della Russia? Già ieri mattina Vladimir Putin ha ordinato lo stato d'emergenza in tre distretti di Chelyabinsk e le autorità locali hanno disposto la chiusura di scuole e uffici. All'ora di pranzo sette aerei dell'esercito sono atterrati nella zona ed è partita la ricerca dei detriti: in queste ore circa ventimila uomini perlustrano a piedi il terreno per ricostruire la mappa dei detriti. Un vicepremier conservatore, Dmitri Rogozin, ha avanzato l'idea di un vertice internazionale e ha proposto la nascita di uno «scudo spaziale» contro casi simili, ma le forze di sicurezza hanno fatto sapere che nessuna arma sarebbe in grado di fermare i meteoriti.

Ora il caso è sulle scrivanie dei principali esperti al mondo. Nei laboratori della Nasa avevano annunciato il passaggio di un asteroide conosciuto con il nome di 2012 AD14, che doveva «sfiorare» la nostra atmosfera proprio ieri pomeriggio (si parla di 28mila chilometri di distanza). Questo asteroide, tuttavia, non avrebbe nulla a che fare con quello di Chelyabinsk. Ma un corpo celeste sarebbe esploso mercoledì sera anche sui cieli di Cuba, secondo quanto è stato riferito da alcuni cittadini di Cienfuegos, una provincia nella parte centrale dell'isola: negli Urali come ai Caraibi si veglia e si prega con gli occhi verso il cielo.

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