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Parigi, altro che parità Il sì alle nozze gay un business milionario

Approvato l'articolo 1, molti pensano a lucrare sulle coppie omosessuali Il card. Bagnasco: "Siamo vicini al baratro. L'Italia non segua l'esempio"

Parigi, altro che parità Il sì alle nozze gay un business milionario

Parigi - La maggioranza socialista cambia la condizione fondamentale per il diritto al matrimonio: in Francia sarà contratto «tra due persone dello stesso sesso o differente». Niente più distinzione tra uomo e donna: ieri 249 «sì» hanno battuto i 97 voti contrari.
«Siamo vicino al baratro», commenta il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. L'Italia «non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi. Non seguiamone le orme. Molti paesi europei hanno varato leggi sbagliate su vita, famiglia, libertà, non crescono in civiltà più umana e solidale, semmai più individualista e più regressiva».
La destra francese teme piuttosto un «effetto Las Vegas», per cui molte coppie potrebbero raggiungere la Francia come semplice meta di turismo matrimoniale. Sono centinaia gli organizzatori di eventi che hanno deciso di reinventarsi «wedding planner» per omosessuali. Il quotidiano La Tribune spiega che le unioni gay rappresentano un business per molte agenzie in cui già si propongono pacchetti e promozioni. Il nuovo testo consentirà infatti a chiunque di sposarsi nel territorio francese, anche se la legge del Paese d'origine glielo impedisce.
Sono ancora molti, però, i nodi da sciogliere. Le indicazioni venute dall'Eliseo sulle unioni omosessuali, i princìpi che dovranno guidare le adozioni per le coppie gay regolarmente «sposate», stanno segnando uno dei confronti parlamentari e sociali più accesi degli ultimi anni. Ieri mattina l'Assemblée ha infatti approvato «solo» l'articolo 1 della legge voluta da François Hollande, certamente il più significativo, tanto da rendere possibile il matrimonio per i gay senza brutte copie «civili» assimilabili ai Pacs. La stesura completa del testo, che cambia il Codice francese, è lontana: sono 5.000 gli emendamenti presentati.
Hollande cerca di non esporsi troppo. Ieri è atterrato in Mali, ha salutato le truppe francesi a Timbuctu ed è stato festeggiato dalle autorità locali, da cui ha ricevuto un cammello in dono. Per gli ossequi del suo elettorato - le unioni gay sono nel programma Ps - dovrà attendere che tutti gli articoli prendano forma. Ci sono 15 giorni di tempo per evitare figuracce, come i confronti serrati nella sua stessa maggioranza: se infatti i socialisti e buona parte dell'opinione pubblica sono d'accordo sul matrimonio per tutti, crescono i distinguo e le limitazioni da porre caso per caso all'attenzione dell'Aula, come l'obiezione di coscienza da parte dei sindaci: contrario a celebrare nozze gay anche qualche primo cittadino socialista.
Il presidente dell'Assemblée ha detto che vigilerà sull'iter affinché tutto si svolga nella più totale chiarezza dei contenuti. Senza colpi di mano che potrebbero generare casi limite, come quelli denunciati dall'estrema destra. Dall'incesto alla poligamia, fino al fenomeno, in crescita, del turismo sessuale nel Maghreb. La norma, se non ben strutturata, rischia di generare, per assurdo, casi di compravendita persone. Un uomo francese a Marrakech o Agadir potrebbe portare con sé un giovane regolarizzandone il rapporto con lo sposalizio. Il ministro della Giustizia, Christiane Taubira, è ottimista: «Daremo a tutti la libertà di scegliere il proprio compagno per costruire un futuro comune».
Ieri, intanto, sono continuate le manifestazioni in molte città, dopo quella di Parigi del 13 gennaio che ha radunato tra le 380 e le 800 mila persone contro le unioni «indistinte» e soprattutto contro le adozioni per le coppie gay.
I partiti centristi e la destra, nelle sue due forme, neogollista e del Front national - quasi tutti contro la legge, con l'Ump che ha chiesto un referendum - temono che la legge sul matrimonio «per tutti» apra la strada anche alla procreazione medicalmente assistita (PMA) e ai cosiddetti uteri in affitto (GPA).

Un pratica illegale in Francia, alla quale il governo si è già detto contrario, ma su cui alcuni deputati della maggioranza stanno tuttavia discutendo. Per il presidente della conferenza episcopale francese, André Vingt-Trois, l'obiettivo finale del governo resta infatti la GPA.
twitter F_D_Remigis

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