Lo scrittore e l'occhio elettronico onniscienteil reportage

Ho un amico che appena vede una telecamera per strada comincia a tirare in ballo 1984 e il Big Brother di Orwell, la privacy e i suoi diritti. Si arrabbia quando gli faccio notare che con iPhone e iPad risulta comunque continuamente tracciabile, e che tutte le sue chiamate e Sms vengono conservati in un server e potrebbero un domani diventare di dominio pubblico. Per non parlare della sorveglianza satellitare e degli spioni di Echelon, che delle nostre carte costituzionali fanno tradizionalmente usi alternativi.

Lo stesso amico in questi giorni è a Londra per le Olimpiadi, e mi chiedo come si senta, in un paese in cui ci sarebbero, a seconda delle stime, tra i 2 e i 4 milioni di telecamere a circuito chiuso. Fra queste, anche alcune veterane come le telecamere londinesi che hanno permesso di arrestare nel giro di pochi giorni i teppisti che avevano messo a ferro e fuoco la capitale britannica un anno fa. Chissà se la Royal Mail ha pensato a un francobollo commemorativo, con una videocamera Sony o Hitachi decorata da una medaglia. Certo c'è chi dice che con i soldi spesi per nuove telecamere e software adeguati si potrebbero assumere migliaia di poliziotti. Può darsi. Dipende dall'uso che poi ne fai, dei poliziotti. E qui apro una parentesi: alcune banche, ultimamente, non mettono più le guardie giurate all'ingresso. Al loro posto c'è uno schermo su cui appare un poliziotto privato che ti guarda. Magari funziona, non so. La cosa che mi colpisce è che anche lui viene guardato, e penso che la sensazione non sia delle più gradevoli. E infatti a volte la guardia manifesta segnali di disagio, dovuti magari a prurito, a qualche stimolo fisiologico che non può soddisfare, ma forse più semplicemente all'imbarazzo per il fatto di sapersi osservato da un sacco di sconosciuti. In questo caso, se mi è consentito un bisticcio lessicale, usare una macchina non sarebbe più umano?

E poi posso portare due esempi concreti di videosorveglianza che funziona. Qualche settimana fa, all'aeroporto moscovita di Sheremetyevo, dopo aver passato il controllo del metal detector non ho più trovato l'orologio. Quando l'ho fatto presente uno dei doganieri russi mi ha chiesto se avevo dieci minuti. Mi ha quindi accompagnato a una stanzetta dove c'erano due scrivanie e una dozzina di monitor. Ha pestato un po' di tasti su una tastiera da computer, ed eccomi lì, sullo schermo, mentre mi accingo a passare attraverso il metal detector (a proposito, perché nessuno mi dice che sono ingrassato?). Il doganiere ha rallentato le immagini, e mi sono visto mentre toglievo dal polso l'orologio per posarlo nella vaschetta portaoggetti. E a quel punto è successa una cosa strana. Un clic del mouse e come per magia il mio orologio nero è diventato bianco e luminoso, sullo schermo. Sono così riuscito a seguirlo mentre passava attraverso la macchina a raggi X e all'uscita veniva prelevato da una mano che non era la mia. Una breve telefonata, un annuncio dagli altoparlanti, ed ecco fatto: quando siamo tornati alla stanza del metal detector, c'era un ragazzo tedesco tutto rosso in viso che si scusava per aver preso per sbaglio un orologio non suo. Sia io che i doganieri eravamo felici che il colpevole fosse un tedesco, anche per via della Merkel, ma soprattutto perché loro sospettavano di un ragazzino mediorientale. La videocamera di sorveglianza, oltre a ridarmi il mio Timex, aveva fatto giustizia dei loro pregiudizi.

Mi sa che i russi, senza farsi troppa pubblicità, hanno battuto sul tempo l'America.

Certo ci sono i pro e i contro. Ed ecco il secondo esempio: uno scrittore russo che conosco viaggia a piedi da mesi perché facendo retromarcia nel parcheggio di un supermercato ha rotto lo specchietto di un'altra auto e si è allontanato senza lasciare un biglietto. Una telecamera ha documentato la sua impresa, e il risultato, nel giro di due giorni, è stata la condanna a una grossa multa e la sospensione della patente per sei mesi. Mi ha riferito che il giudice, una donna, nel condannarlo ha detto «come scrittore lei dovrebbe essere un esempio per la comunità. Visto che così non è stato, sarò io a fare di lei un esempio». E giù la mazzata. Mi immagino la telecamera nel parcheggio, mentre ascoltando queste parole sorride saggiamente e china il capo per riprendere il suo compito, con umile dedizione. Potrebbe nascerne un bel film Disney. Magari, per arricchire un po' il plot, si scopre che la telecamera è parente di quella che, montata sul rover Curiosity, ha cominciato in questi giorni a filmare il pianeta Marte (anche se lassù, potrebbe commentare con un sospiro la CCTV russa, farà fatica a trovare qualcuno da multare).

Il fatto è che le persone mediamente oneste secondo me non hanno nulla da temere da questo sistema di videosorveglianza, se non forse per il fatto che il software è stato realizzato dalla Microsoft, che ha al suo attivo anche prodotti non certo encomiabili, tipo Windows 2000, Vista (noto anche come Svista) o Windows Me...

Vabbè. Incrociamo le dita, lustriamo le lenti delle telecamere, e soprattutto ricordiamoci sempre di sorridere.