Il terrorista di Lockerbie Per il sì a Gheddafi nei guai Gordon Brown e il presidente svizzero

Non accennano a placarsi in Gran Bretagna le polemiche legate alla liberazione del terrorista libico condannato per l strage di Lockerbie. E anche in Svizzera è bufera per le scuse del presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz a Gheddafi dopo l’arresto, qualche mese fa a Ginevra, del figlio di quest’ultimo Hannibal. Per Merz c’è chi parla addirittura di dimissioni.
A Londra nel mirino è finito il cancelliere Gordon Brown. Il domenicale Observer ha rivelato ieri che il primo ministro britannico e Muammar Gheddafi stabilirono già al G8 dell’Aquila, sei settimane fa, le condizioni per il rilascio di Abdelbaaset Al Megrahi. L’indicazione emerge da una lettera pubblicata ieri e inviata dal premier britannico al leader libico il giorno della liberazione del terrorista libico. «Quando ci siamo incontrati lì (al G8) ti avevo sottolineato che se il governo scozzese avesse deciso di far tornare in Libia Megrahi, questa avrebbe dovuto essere una circostanza familiare assolutamente privata» senza celebrazioni pubbliche, si legge nella lettera, indirizzata al «Caro Muammar», e conclusa dagli auguri per il Ramadan. Il testo dimostra che Brown aveva partecipato in modo attivo al complesso lavoro diplomatico che ha portato alla liberazione di Megrahi e contraddice le sue precedenti affermazioni, in cui aveva parlato di una decisione del governo scozzese cui era rimasto estraneo.
Quanto al presidente svizzero Merz, delle sue scuse si parlerà in Consiglio federale e nella Conferenza dei governi cantonali, mentre cominciano ad affiorare le ipotesi di dimissioni qualora i due ostaggi svizzeri ancora prigionieri in Libia non tornino nella Confederazione entro la fine di agosto. Le scuse espresse da Merz hanno suscitato un’ondata di indignazione nell’opinione pubblica, con numerosi interventi contrari al gesto di politici e giornalisti. Il fine giustifica i mezzi, si è difeso Merz: a suo avviso si è trattato di un boccone amaro da digerire, ma vitale per far ritornare a i due cittadini elvetici tuttora bloccati a Tripoli. A livello governativo però solo il ministro della difesa Ueli Maurer si è schierato apertamente in appoggio al presidente della Confederazione.

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