Turchia, Erdogan annuncia nuove riforme. Via divieti sul velo islamico

Nel pacchetto scuola, legge elettorale e processo di pace con i curdi. Ma c'è chi accusa: per le minoranza cambia poco

Turchia, Erdogan annuncia nuove riforme. Via divieti sul velo islamico

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato questa mattina ad Ankara un pacchetto di riforme. Le nuove misure serviranno - nelle intenzioni del governo - a dare nuovo impulso al processo di pace con i curdi, che ha subito una battuta d'arresto il mese scorso, quando il Pkk ha frenato sulla ritirata dei suoi militanti dalla Turchia, accusando le istituzioni di non aver dato seguito alle promesse fatte.

Tra le novità annunciate da Erdogan la possibilità di ricevere un'istruzione nella propria lingua madre, diversa dal turco, misura che sarà valida soltanto nelle scuole private, ma anche l'eliminazione delle restrizioni sul velo islamico e possibili cambiamenti sulla soglia elettorale necessaria per l'ingresso in Parlamento.

Il pacchetto comprende misure a protezione della libertà religiosa e che renderanno più severe le punizioni dei crimini legati a odio, razzismo e discriminazione. Elimina poi il bando delle lettere q, w e x, che non esistono nell'alfabeto turco, ma sono invece utilizzate dai curdi. Province e paesi già esistenti prima del 1980 potranno tornare al nome che avevano prima dell'ampio processo di revisione dei toponomi messo in atto dal governo.

Per quanto riguarda la scuola, l'apertura ad altre lingue permetterà alla popolazione curda di essere educata nella propria lingua in istituti privati. Eliminato il giuramento di fedeltà alla Turchia che gli studenti elementari pronunciavano a inizio giornata.

Tra le misure più rilevanti anche la possibilità per le donne di tornare a indossare il velo islamico negli uffici pubblici, con qualche eccezione per giudici e personale militare. Previsti anche piccoli cambiamenti sul diritto d'assemblea, esteso alla mezzanotte. Un provvedimento forse troppo debole dopo le forti proteste esplose a luglio.

Nonostante le aperture, diversi commentatori hanno sottolineato come Erdogan non abbia dato risposta ad altre istanze, tra cui ci sono i diritti della minoranza alevita, che in Turchia conta circa 10 milioni di persone, e la riapertura del seminario greco-ortodosso dell'isola di Halki, vicino ad Istanbul. Sarà invece restituito ai cristiani siriaci il monastero di San Gabriele nella provincia di Mardin, sequestrato dall'autorità statale.

Gultan Kisanak, leader del Partito pro curdo per la pace e la democazia (Bdp), ha dichiarato che le riforme annunciate non soddisfano le aspettative della minoranza.