In principio fu lo spread. Che già prima del 22 ottobre 2022 - giorno dell’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni - era il convitato di pietra inesorabilmente destinato a travolgere il primo esecutivo arrivato a Palazzo Chigi con alle spalle il peso di una storia politica che ha saldamente le sue radici nella destra post-missina. Una vittoria nelle urne, ipotizzavano allora buona parte degli analisti politici, che l’Europa non avrebbe mai accettato e a cui sarebbe seguita un’instabilità finanziaria pari a quella che nel novembre 2011 portò alla caduta del quarto e ultimo governo guidato da Silvio Berlusconi. Questione di mesi, insomma. Con un solo refrain che rimbalzava sui principali quotidiani: «Non reggono, si torna al voto nella primavera 2023».
Passati ormai quasi quattro anni e diverse dozzine di previsioni di voto anticipato che dal 2022 continuano tutt’oggi ad accompagnare le nostre funamboliche letture, Meloni sta sempre lì. A Palazzo Chigi. Che è diventato un po’ come Minas Tirith ne Il Signore degli Anelli, la capitale del regno di Gondor che - nell’epopea fantasy di Tolkien tanto cara alla premier - è data per caduta più e più volte ma alla fine resta in piedi. Nonostante tutte le previsioni funeste, compresa quella del Palantír, che mostra a Denethor quanto la potenza di Sauron sia inarrestabile.
Oggi, infatti, Meloni diventa la presidente del Consiglio più longeva della storia della Repubblica, superando proprio i 1.412 giorni del Berlusconi II. Insomma, con buona pace di rovinose cadute date ciclicamente per inevitabili - la prima volta per mano dello spread nel 2022, l’ultima dopo essere andati sotto alla Camera sulla legge elettorale lo scorso 14 luglio - i «marziani» restano sulla Terra. Così, infatti, si definì la premier quando - il 3 novembre 2022 - si presentò a Bruxelles per il suo primo incontro ufficiale con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Un faccia a faccia decisivo, costruito nei mesi precedenti dall’attuale vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto proprio per sminare in partenza gli inevitabili pregiudizi ideologici che in Europa potevano accompagnare l’arrivo di Meloni a Palazzo Chigi. Su cui in Italia il centrosinistra ha focalizzato la sua battaglia (politica ed editoriale), ma che in un’Europa dove Germania, Francia e Spagna erano alle prese con l’avanzata di Alternative für Deutschland, Rassemblement National e Vox non ha avuto grande presa. Non a caso, in questi anni è stato il Ppe a spostarsi sulle posizione di Meloni su diversi dossier (dall’immigrazione al green) e non il contrario. Insomma, a Bruxelles i «marziani» erano ben altri.
E così si arriva ad oggi. Con tanti saluti ai ripetuti, annunciati e poi sempre rimandati scenari di elezioni anticipate. Dall’ottobre 2022 ai giorni nostri si potrebbe fare un lungo elenco di testate che davano lo show down imminente, roba di settimane, al massimo mesi. Prima lo spread (ottobre-dicembre 2022), poi le liti nella maggioranza sulla manovra (settembre-novembre 2023) e più avanti le Regionali e le Europee (gennaio-giugno 2024) e ancora lo scontro sull’autonomia e sulla politica estera (2025). Più di recente, la sonora sconfitta nel referendum sulla Giustizia (marzo 2026, quando era peraltro scontato che tutto sarebbe potuto accadere fuorché una crisi di governo) e infine la legge elettorale. Un filotto epico, da far invidia alle leggendarie gesta della tolkieniana Terra di Mezzo e che racconta alla perfezione il «wishful thinking» della sinistra e di un pezzo dell’informazione italiana. Che ancora qualche settimana fa ipotizzava elezioni a ottobre, più probabilmente ad aprile o magari a giugno.
Insomma, ogni data è buona. E a darne così tante è evidente che prima o poi ci si prende. Anche se al momento - se ne farà una ragione anche la palla di vetro del celebre mago Oronzo di Mai dire gol - le certezze sono solo due. La prima: la legislatura si chiuderà a ottobre 2027 e, dunque, certamente si voterà entro quella data. La seconda: Meloni non è solo la prima premier donna, ma pure quella che ha ormai portato a casa il record dell’esecutivo più longevo della storia italiana.
Tutto il resto è retroscena.
