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L’Europa in pressing su Roma per i fondi Safe. Il governo: senza fretta

Per l’Ue la scadenza "era ieri". L’esecutivo: "Serve un voto" e fa inserire anche gli incentivi green

L’Europa in pressing su Roma per i fondi Safe. Il governo: senza fretta
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Presto. Subito. Anzi, è già tardi, dice Thomas Regnier, il portavoce della Commissione Ue, «la scadenza per i fondi Safe era ieri» e quindi l'Italia è in ritardo. «Bisogna fare progressi rapidamente in modo che i progetti possano iniziare sul terreno e il denaro non speso sia ricollocato entro la fine dell'anno». Così Bruxelles. Ma da Palazzo Chigi la vedono diversamente. «L'Italia attiverà il Safe solo quando la clausola di salvaguardia nazionale per derogare dal Patto di stabilità per investimenti sulla difesa sarà richiesta e deliberata dal Parlamento». E non è proprio aria, visto che il governo la considera «una decisione impopolare». Del resto anche sui termini c'è vaghezza. «L'accesso alla misura è previsto entro il 2026 - spiega Antonio Tajani - per poi utilizzare eventualmente i fondi nel 2027».

Oggi la questione sarà sul tavolo del Comitato economico e finanziario dell'Unione. L'esecutivo Ue ha deciso intanto di accettare una proposta di Roma e di inserire pure gli incentivi per le auto elettriche e il supporto per l'acquisto delle pompe di calore tra i provvedimenti ammessi nell'astensione della clausola di salvaguardia per la difesa: una forma di mediazione tra le richieste dei mediterranei e le resistenze dei frugali. Una flessibilità limitata e mirata, studiata per reagire allo choc petrolifero e che consentirà comunque di investire e di scalare più soldi dai bilanci fino al 2028. La deroga al Patto di stabilità significa in parole povere che una certa quota di spese non verranno conteggiate sul deficit pubblico al momento di dare le pagelle sui conti statali. Saranno esclusi sussidi generici e tagli delle accise.

Soddisfazione per Roma, che si è battuta per l'estensione dei margini di manovra, giudicata una mossa necessaria di fronte alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Ma ci sarà battaglia nelle prossime settimane quando si entrerà nel dettaglio delle misure da finanziare sotto la voce difesa. Da Dublino, presidente di turno della Ue, arriva un invito alla cautela. Il ministro delle Finanze Simon Harris riconosce «la pressione» a cui sono sottoposti i vari Stati nel settore dell'energia però ricorda che le clausole vanno utilizzate con prudenza. E l'Italia infatti non ha alcuna fretta di usare il Safe. Il fondo prevede per Roma un prestito di 14,9 miliardi a tassi più convenienti di qualsiasi altro strumento. Eppure dal punto di vista politico prendere altri soldi per la difesa non viene considerata una buona idea.

Dopo una serie di consulti tra Crosetto, Giorgetti e Tajani, il governo ha scelto di accedere a finanziamenti in maniera più soft. «Chiederemo di meno - ha detto il ministro degli Esteri - solo quello che serve per realizzare progetti con contratti già firmati e che non si possono rispettare altrimenti». Che da Bruxelles protestino pure.

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