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Europa

Caldaie, nucleare, ferrovie. Il tesoretto dell’energia

Fuori dalla clausola energetica gli sconti sui carburanti e le bollette, anche quelli legati al reddito

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È da Bruxelles che arrivano le coordinate della nuova flessibilità sulle spese energetiche. Ieri, infatti, nella nota della Commissione europea sui criteri di attivazione della clausola di salvaguardia -che consente agli Stati membri di deviare temporaneamente dal percorso di spesa netta concordato -sono scritti nero su bianco alcuni degli investimenti possibili. L’obiettivo è chiaro: «rafforzare la resilienza del sistema energetico, accelerando in modo diretto la transizione». E il cuore non è solo negli investimenti diretti nel settore energetico, ma anche in una serie di sovvenzioni adatte alle famiglie e alle imprese.

Partiamo dalle famiglie, considerando che l’obiettivo è di diminuire la dipendenza dai combustibili fossili, ogni misura alternativa di produzione e stoccaggio di energia potrà beneficiare di sovvenzioni. Per esempio, sarà possibile investire in pannelli solari e sistemi geotermici, ma anche sostituire caldaie con fonti alternative, come le pompe di calore. A questo si aggiungono anche le ristrutturazioni delle abitazioni.

Anche per le imprese, rientrano nelle misure possibili sovvenzioni o prestiti a tasso agevolato per la ristrutturazione, oltre a incentivi mirati all’adozione delle tecnologie di decarbonizzazione e agli interventi di efficientamento degli edifici. Investimenti simili anche per le amministrazioni pubbliche, con l’obiettivo di aumentare la produzione e lo stoccaggio in loco di energia rinnovabile. Una misura valida per tutti e tre i casi, invece, riguarda le auto elettriche. Se non verranno messi in campo incentivi per l’acquisto di questo genere di veicoli, sono invece previste sovvenzioni e incentivi fiscali per investire in infrastrutture di ricarica.

Guardando al settore pubblico, invece, una novità degna di nota è il riferimento agli investimenti in centrali nucleari, accanto alle altre «classiche» energie rinnovabili e alle tecnologie di batterie e stoccaggio, oltre a quelle per la produzione di idrogeno da elettrolisi. Sarà possibile, inoltre, per le infrastrutture di trasporto pubblico, investire in tram, metropolitane e materiale per le rotaie.

Che sia chiaro, la flessibilità copre solamente le misure decise dopo il 28 febbraio, ovvero dopo lo scoppio della guerra in Medioriente, per evitare che gliStati europei la usino per coprire scelte di bilancio già prese in precedenza. «Non saranno invece ammissibili le misure aventi altre finalità, sebbene legate in qualche misura alla crisi in Medioriente». Ovvero, come d’altronde già anticipato, la flessibilità non sarà prevista per l’acquisto di combustibili fossili, per isostegni basati sul reddito e, chiaramente, per la riduzione delle accise osconti sulle bollette.Un tema particolarmente caldo in Italia, considerando che all’inizio della prossima settimana il governo dovrà decidere come e se continuare a muoversi sul costo del diesel.

Guardando ai numeri, la Commissione ha fissato il tetto massimo definito dalla clausola di salvaguardia, ovvero all’1,5% del Pil. Nello specifico, per quanto riguarda «il costo delle misure di sicurezza energetica ammissibili sarà limitato allo 0,3% del Pill’anno eallo 0,6% del Pil cumulativo nel periodo tra il 2026 eil 2028». Atal proposito, agli inizi di agosto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che l’Italia chiederà il massimo possibile previsto dalla misura per l’energia, che nel concreto equivale a circa 14,4 miliardi di euro. Esiste comunque un piccolo spazio di flessibilità: per gli Stati che rischiano di sforare l’1,5% complessivo per via della spesa per la difesa potranno chiedere un’esenzione temporanea per non perdere «lo spazio» dedicato all’energia esuperare il tetto.

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