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Europa

La moka avrà il passaporto

Una carta d’identità digitale, certificata dalla blockchain, un notaio senza faccia che non sbaglia mai

Moka

Un passaporto digitale, certificato da intelligenza artificiale e blockchain, realizzato da una piattaforma che pensa a tutto e si chiama Tokenance

Arriverà un giorno in cui la tua moka avrà un passaporto. Non è una battuta, è un regolamento: Ue 2024/1781. Dal 2027 le cose cominceranno a parlare. Avvicini il telefono a un codice e l’oggetto ti racconta da dove viene, quanto carbonio ha bruciato per nascere, se le sue viti hanno un ricambio, dove andrà sepolto quando sarà finita. Un passaporto digitale, certificato da intelligenza artificiale e blockchain, realizzato attraverso una piattaforma progettata dalla società italo-elvetica Tokenance proprio in vista dell’adeguamento normativo.

Tu però pensi a tuo nonno. Lui gli oggetti li conosceva per nome. La falce, la radio, la Bianchi con il fanale storto. Nessun codice Qr sul manubrio, eppure di quella bicicletta sapeva tutto: dove cigolava, quale salita odiava, che pioggia aveva preso nel ’54. La tracciabilità era la sua memoria. La riparabilità era lui, con il cacciavite e la pazienza.

Poi è arrivato il secolo dell’usa e getta. Estrai, produci, butta. Le cose hanno smesso di avere un passato e hanno cominciato ad avere una scadenza. Riparare costa più che comprare, e comprare è diventata l’unica forma di cittadinanza.

Ora l’Europa vuole rimettere ordine e trasparenza. Vuole che ogni oggetto dichiari le sue origini e dica chi sia. Nome, provenienza, data di nascita. C’è anche un chatbot pronto a risponderti davanti allo scaffale per darti informazioni in più. Gli chiedi: come devo lavare questo golfino? E lui risponde con chiarezza e puntualità.

Non è una cattiva idea. È anzi la più conservatrice delle rivoluzioni: ridare peso e valore alle cose, farle durare, verificarle lungo l’intero ciclo di vita, rispettarle dall’inizio alla fine, persino interagirci e chattarci. La vecchia saggezza delle nonne tradotta con intelligenza artificiale e tecnologia.

Allora fai una prova. Prendi la moka, quella vera, ammaccata, il manico mezzo bruciato da una distrazione di trent’anni fa. Non ha passaporto. Non saprai mai l’impronta di carbonio del suo alluminio. Nessun tag racconta le mattine di tua madre, il borbottio che annunciava la domenica, la volta che il caffè salì e sporcò il fornello e nessuno disse niente perché in casa c’era un lutto.

Il passaporto digitale non racconterà la vita delle cose, ma darà un’identità nuova alle cose. Dirà tutto di loro. Con trasparenza e affidabilità. Non dirà mai dove sono state o cosa vivranno. Ma darà valore e unicità a ogni oggetto, responsabilità a chi lo produce e consapevolezza a chi lo compra.

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