Il confronto tra Germania e Italia sui migranti si sta alzando da parte tedesca: mentre da Roma si cerca di cercare un punto di incontro, da Berlino gli esponenti del partito di governo aumentano la pressione. Il nodo sono i dublinanti e i migranti delle Ong: l’Italia, tramite il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nei giorni scorsi ha fatto notare alla Germania che se prosegue in questo modo con le rivendicazioni su dublinanti, servirà mettere sul tavolo tutti i migranti che le Ong tedesche hanno sbarcato in Italia. Una linea di principio che però sembra stia incontrando qualche ostacolo dalle parti di Berlino, almeno stando alle dichiarazioni che in queste ore sono state fatte dagli esponenti della Cdu-Csu.
“Se l’Italia mantiene questa posizione, fa saltare il nuovo Sistema europeo comune di asilo (Geas)”, ha dichiarato il responsabile per le politiche interne del gruppo parlamentare Cdu-Csu, Alexander Throm. Senza i trasferimenti verso l’Italia, ha aggiunto, la Germania dovrebbe non solo mantenere, ma anche intensificare i controlli alle frontiere, con il rischio di innescare “una reazione a catena” in altri Paesi europei. Queste dichiarazioni si devono leggere nel contesto tedesco in cui l’alleanza Cdu-Csu sta perdendo molto terreno nei confronti di AfD, che proprio sui migranti sta conquistando le preferenze dei tedeschi, mentre l’alleanza che vede a capo Friedrich Merz è fortemente criticata per l’inazione. Considerando che a brevissimo ci saranno le elezioni in Sassonia, dove AfD è oltre il 40%, e che queste saranno il banco di prova per le federali, l’atteggiamento della Germania è chiaro.
Infatti, per mostrare ai tedeschi che l’alleanza di governo vuol tenere la schiena dritta davanti al problema migratorio, che solo in minima parte deriva dall’Italia, Günter Krings, vicepresidente del gruppo parlamentare Cdu-Csu al Bundestag, alza ulteriormente il tiro contro il nostro Paese: “Se l’Italia non vuole davvero riprendere i rifugiati, allora, di conseguenza, non potrebbe più appartenere nemmeno allo spazio Schengen”. Eppure, l’Italia ha fatto un discorso ben diverso, e con gli altri Paesi sta cooperando per il rientro dei dublinanti: il governo Meloni ha fatto notare che a questo punto è necessario fare una compensazione tra i migranti usciti dall’Italia e di competenza italiana e quelli sbarcati in Italia dalle navi tedesche. Ed è questo che sembra non gradire la Germania, che ha pagato milioni alle organizzazioni non governative, le cui navi battono bandiera tedesca, che hanno sbarcato i migranti in Italia, costringendo il Paese a farsene carico.
Dalla Spd arriva invece la richiesta di un intervento della Commissione europea. Il responsabile per le politiche interne del partito, Sebastian Fiedler, accusa il governo italiano di comportarsi “in violazione dei trattati” perché, dice, “noi applichiamo le regole del sistema europeo comune d’asilo, mentre il governo italiano si comporta in violazione dei trattati” e ha quindi chiesto a Bruxelles di intervenire e ricordando che la Commissione è “la custode dei trattati”. Probabilmente il governo Merz non si aspettava la reazione italiana, che non è stato un “no” ma un “compensiamo”. E probabilmente sanno che il numero dei dublinanti che possono fare rientro in Italia, ossia quelli arrivati in Germania dopo il 12 giugno 2026, sono in numero nettamente inferiore rispetto a quelli che le navi tedesche hanno fatto sbarcare in Italia. Nelle prossime settimane Piantedosi e il suo omologo Alexander Dobrindt si incontreranno per chiarire la vicenda ma difficilmente l’Italia, vista la postura assunta dalla Germania, farà un passo indietro sul tema. Il diritto marittimo e i regolamenti internazionali, infatti, prevedono la convenzione della nave come estensione territoriale dello Stato di cui batte bandiera in regime di “finzione giuridica”. Pertanto a bordo delle imbarcazioni sussistono le leggi e le regole dello Stato che ha concesso la propria bandiera. È vero che secondo Dublino le navi non sono un luogo idoneo ad avanzare le domande di asilo, ma è vero anche che il migrante a bordo delle navi è sottoposto alla legislazione del Paese di bandiera. Servirà trovare un accordo su come gestire questo passaggio ma il principio deve valere per bilanciare la sproporzione del regolamento di Dublino.
