Più volte vicino al Nobel, insignito di numerosi premi letterari, in Francia, in Italia - nel 2002 premio "Ennio Flaiano" per la letteratura - in Turchia, in Libano, il 20 giugno Adonis, uno dei maggiori poeti contemporanei, riceverà a Taormina il Taobuk Award per la sua opera. Pseudonimo di Ali Ahmad Said Esber, Adonis è nato nel 1930 nel villaggio di Kassabine, in Siria, da genitori contadini. Dopo il carcere come oppositore politico, nel 1956 lascia la patria per Beirut e dopo l'invasione israeliana, il Libano per Parigi, dove vive. È stato insegnante e giornalista in Libano, è studioso instancabile della cultura araba (i suoi pamphlet su potere, violenza e Islam sono tra i più venduti in Francia) e in Italia ha pubblicato per Guanda i suoi libri di poesia Memoria del vento, Cento poesie d'amore, Storia lacerata nel corpo di una donna, Singolare in forma di plurale, La foresta dell'amore in noi e Prendimi, caos, nelle tue braccia, le raccolte di saggi La preghiera e la spada, La musica della balena azzurra, Oceano nero e i pamphlet Violenza e islam e Profezia e potere.
Ha detto di essere nato tre volte nel suo villaggio siriano, a Beirut, a Parigi. A 96 anni, ha la sensazione di essere ancora nel mezzo di una nascita
"Si è sempre sul punto di nascere. L'essere umano, anche andando verso la morte, ha sempre un movimento di rinascita. Anzi, non si muore: la morte deve morire. L'essere umano, per me, non viene dal passato, quindi anche la sua identità non è un'eredità: crea ogni giorno la sua identità e nel crearla, attraverso la sua opera, viene dal futuro. La religione ci insegna che veniamo dal passato e quindi la religione è sempre dalla parte della vecchiaia e di tutto quello che è anziano, che è ripetizione. Ma si rinasce tutti i giorni con il sole".
La caduta di Assad ha chiuso un'epoca in Siria. Ha dedicato decenni a criticare quel regime, ma anche a diffidare delle rivoluzioni nate nelle moschee. Che momento è per la Siria?
"Non ho vissuto nella Siria di Assad. Dal 1956 le mie visite al Paese sono state molto limitate; l'ultima volta nel 2009. Non posso quindi parlare, per essere sincero, della Siria di prima, e la conosco come la conosce tutto il mondo. Quello che so è che questa volta il cambiamento in Siria non si limita a sostituire un regime con un altro: questa volta a cambiare è l'identità della Siria, non solo il governo".
In un'intervista di qualche anno fa ha affermato che "Una poesia veramente moderna è allo stesso tempo uno spaccato della sua cultura". Dopo tutto quello che è accaduto nel mondo arabo, crede ancora che la modernità sia un progetto possibile o è diventata un'utopia?
"Non si può parlare di modernità senza considerare l'impatto della religione e visto che la religione per l'Islam è il fondamento del pensiero e della cultura, non si può parlare di modernità per l'Islam. I regimi arabi non sono moderni: hanno l'apparenza della modernità, ma nessun Paese che sia musulmano o religioso si può dire moderno. Una eccezione è il Papa attuale: questo Papa è straordinario. Ho sentito quello che ha scritto sull'intelligenza artificiale, è davvero al corrente di una modernità che alla fine è antiumana e l'ha criticata in modo straordinario. Modernità al momento è un concetto vago, sfocato. Bisogna precisare anche in Italia, a casa vostra che quello che è antico e quello che è moderno coesistono in tutte le istituzioni e anche nella vita stessa e che a volte si trovano elementi di antichità che sono più moderni di quelli moderni. Moderno, visto da una prospettiva storica, è sempre un movimento doppio: sbarazzarsi del passato e aprirsi sul futuro: tutte e due le cose insieme che marciano verso un avvenire altro. E attualmente questo non esiste più. All'Europa stessa possiamo dire arrivederci".
In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale scrive poesie in pochi secondi, cosa rimane di irriducibilmente umano nell'atto creativo?
"La poesia per me è come l'amore: non si può vivere senza. Non è solo scrivere un testo, ma dare ad esso una forma conosciuta. Essere poeti significa sempre essere in una cultura che cerca di cambiare il rapporto tra parola e parola, tra parola e cose e tra le cose stesse. Tutto quello che è intimo e particolare è diverso. Quindi le cose attualmente sono diventate molto complicate: una poesia scritta dall'intelligenza artificiale non è poesia, è bla bla ed è anche antipoetica. Tutto quello che è artificiale è antipoetico, anche la scienza: essere poeti è sempre essere con la natura, sempre aprire nuovi spazi per l'essere umano e, in questo, solo la poesia e l'amore riescono".
Il Taobuk di quest'anno ha scelto come tema "la fiducia". Per un poeta che ha vissuto la prigione, l'esilio, la perdita di Beirut nell'esplosione del 2020, cosa significa ancora avere fiducia?
"Avere fiducia nel passato non significa niente. Solo essere fedeli alla creatività ha un senso: si deve avere fiducia nel futuro, nell'avvenire e questo richiede tutto un pensiero, tutta una creazione, un'opera, una cultura rivolti all'avvenire, non a ripetere quello che è stato già detto. La creatività ha bisogno di questo ora più che mai".
Lei ha scritto che non poteva sostenere "una rivoluzione che uscisse da una moschea". Eppure la tradizione araba che ha riletto e raccolto nelle sue antologie è impregnata di spiritualità islamica. Come vive questa tensione?
"Il problema dei musulmani è diverso da quello dell'Occidente: l'Occidente la laicità l'ha conquistata, i musulmani no. Senza separazione dello Stato e della cultura dalla religione non ci sarà mai progresso, e quindi gli arabi non progrediranno mai. Ci sarà sviluppo, per le auto, per le imprese, ma non progresso".
Che cosa salvare o promuovere della cultura araba allora?
"I regimi arabi si ripetono sempre, non c'è nulla di grande in essi. Ci sono però giovani che vogliono sovvertire questa situazione e cercano di scrivere cose nuove.
Ho creato per loro una collana apposta, di cui sono già usciti decine di volumi, si chiama Illuminazioni per le edizioni Abaad, a Beirut. Giovani poetesse e poeti arabi, meravigliosi. Funziona: queste donne fanno grande poesia, non così apprezzata, purtroppo, in Occidente".