Farmaci e terapie

Covid-19, così rallenta velocità e produzione degli spermatozoi. Lo studio

Uno studio spagnolo ha mostrato varie problematiche agli spermatozoi maschili dopo aver contratto il Covid: ecco cosa è stato scoperto e quali possono essere le cause

Covid-19, così rallenta velocità e produzione degli spermatozoi. Lo studio

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Anche nei casi in cui il Covid-19 colpisce il forma lieve e si guarisce facilmente, la qualità degli spermatozoi maschili può peggiorare anche tre mesi dopo l'infezione: è la novità emersa dal Congresso annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) di Copenaghen. Ma cosa succede esattamente? Il numero di spermatozoi sarebbe inferiore al normale così come anche la loro velocità: alcune ricerche hanno messo in luce che la qualità del seme maschile viene compromessa, a breve termine, dopo aver contratto il virus.

La scoperta

Il prof. Rocio Núñez-Calonge, consulente scientifico dell'Ur International Group at the Scientific Reproduction Unit di Madrid, ha indagato sulla durata di questa problematica dopo aver osservato quanto accadeva in molti pazienti che si sono rivolti a cliniche spagnole di fecondazione assistita. "Poiché servono circa 78 giorni per produrre nuovo sperma - ha dichiarato l'esperto -ci è sembrato opportuno valutarne la qualità almeno tre mesi dopo la guarigione" da Covid. Se l'ipotesi era rivolta a un miglioramento, "così non è stato", ha sottolineato Núñez-Calonge.

Lo studio

Gli addetti ai lavori non sono in grado, per adesso, di stabilire quanto tempo sia necessario affinché venga ripristinata la qualità spermatica prima dell'infezione e non possono essere esclusi "danni permanenti anche negli uomini che hanno avuto solo un'infezione lieve". Nell'arco di più di due anni, tra febbraio 2020 e ottobre 2022 sono stati visionati 45 pazienti uomini tutti con Covid leggero e, le cliniche spagnole di riproduzione, hanno preso dei campioni di sperma prima del contagio e nell'arco di tempo compreso tra 17 giorni dopo e 516 giorni. Ebbene, rispetto a prima dell'infezione è stato osservato un calo del volume di sperma del 20%, un calo della loro concentrazione (-26,5%), un calo del numero (-37,5%), un calo della motilità (-9,1%) e del numero complessivo (-5% ma alcuni pazienti avevano cali anche del 57%). La situazione, a volte, era rimasta immutata anche dopo 100 giorni dall'infezione.

"Problema multifattoriale"

Núñez-Calonge ha puntualizzato che tutti questi parametri negativi sugli spermatozoi potrebbero non essere dovuti "a un effetto diretto del virus Sars-CoV-2. È probabile che ulteriori fattori, attualmente sconosciuti, contribuiscono alla diminuzione di questi parametri a lungo termine". Lo studio in questione non ha misurato i livelli ormonali ma "intense variazioni nel testosterone, attore chiave nella salute riproduttiva maschile, sono stati precedentemente segnalati in pazienti maschi con infezione Covid". Ecco perché l'esperto ha sottolineato che "i medici dovrebbero essere consapevoli dei possibili effetti dannosi del virus sulla fertilità maschile" dal momento che la problematica può capitare anche con infezione lieve, "il che significa che Sars-CoV-2 potrebbe influenzare la fertilità maschile senza che gli uomini mostrino alcun sintomo clinico della malattia".

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