La farsa dei tagli annunciati

RomaDovevano scomparire tutte, poi solo nove, infine quattro, adesso zero. Scherzetto. Le Province rimarranno in vita, sane e dispendiose. Anche le più piccole, le quattro dove fino all'altra sera le poltrone tremavano. Tutte resuscitate. A Vibo Valentia, Vercelli, Isernia e Fermo ora si balla. Il ballo delle Province si potrebbe chiamare questa pazza girandola degli enti che dovevano essere soppressi, poi salvati, nuovamente in bilico e infine graziati.
Il principio ispiratore alla fine è stato quello della non-convenienza. Taglia qui e taglia là, questa la teniamo, questa la abbattiamo, qui ci sono le montagne, lì no, e allora che si fa, alla fine in commissione Affari costituzionale alla Camera si era deciso di tenere in vita 106 Province, e di eliminarne 4.
A Fermo già si pensava di occupare la A14 e di marciare su Roma con i pullman. E allora salvane una e salvane un'altra, alla fine in commissione hanno deciso di salvarle tutte. La sentenza di sopravvivenza per il quartetto di enti condannati a morte è stata ufficializzata ieri: il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e relatore del provvedimento, Donato Bruno, ha presentato un emendamento alla carta delle autonomie che sopprime l'articolo 14, la norma in cui si prevedeva, appunto, la cancellazione delle Province sotto i 200mila abitanti.
Il ballo finisce così, inchino al pubblico, tanti saluti e arrivederci, o addio. Dopo un mal di testa simile di metti e togli e salva, Provincia sì Provincia no, questa Provincia a chi la do, se il provvedimento tornerà in vita, accadrà solo per iniziativa diretta in aula. La commissione demanda infatti all’assemblea, riunita lunedì, la discussione anche su questo punto, oltre che su tutto l’impianto della Carta: «Dai calcoli sulla normativa vigente - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza, Aldo Brancher - il relatore si è reso conto che il taglio si riduce a un numero molto ristretto. Così com'è non ha un significato forte».
Il penultimo salvataggio, prima del «liberi tutti» di ieri, era stato deciso in base alla presenza montagnosa (almeno il 50%) sul territorio della Provincia predestinata. Erano così scampate alla scomparsa Crotone, Verbano-Cusio-Ossola, Biella e Rieti. Prima ancora, l’eliminazione delle «mini-Province» era stata inserita nella manovra economica. Mesi fa, sia il ministro dell’Interno Bobo Maroni che quello della Semplificazione Renato Brunetta, si erano dichiarati intenzionati al taglio totale. Tutto sfumato.
Il sospiro di sollievo ieri ha soffiato da nord a sud del Paese: soddisfazione dal sindaco di Fermo, Saturnino Di Ruscio, al presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo, già salvo, ma solidale: «Il buon senso ha trionfato». La cancellazione dell’articolo 14 ha ottenuto il voto favorevole di Pdl, Lega e Pd. Il capogruppo dell’Italia dei Valori, Massimo Donadi, dice che alla fine è stata «tutta una buffonata». Antonio Di Pietro sembra però felice: «Togliere la Provincia di Isernia perché debole e piccola, sarebbe stato un ricatto inaccettabile».
Di tagli alle Province si parlerà di nuovo anche «in sede di approvazione della manovra», annuncia il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino: «Con apposito emendamento, chiederò alla Camera dei deputati di cancellare le Province con meno di 400mila abitanti. Non dovremmo far altro - spiega - che riprendere una proposta di legge costituzionale presentata da 13 deputati del Pdl. E non sono tutti finiani».

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