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La fine di Messina Denaro vista da chi lo ha arrestato

La miniserie "L'invisibile", con Lino Guanciale, narra la cattura del boss e il lavoro degli uomini dello Stato

La fine di Messina Denaro vista da chi lo ha arrestato
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Una caccia durata trent'anni: l'inseguimento di Matteo Messina Denaro, boss mafioso del mandamento di Castelvetrano, latitante dal 1993 al 2023, autore di sette stragi e venti omicidi. Un'appassionante storia vera, al centro de L'invisibile, miniserie in onda su Raiuno il 3 e 4 febbraio, "con cui vogliamo rendere omaggio agli uomini che hanno sacrificato sé stessi e le proprie famiglie, per mettere a segno quello storico colpo riassume Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction - L'invisibile non è una storia di mafia. Adotta il punto di vista dello Stato, non quello dei delinquenti".

Tutto parte dall'ultimatum che, dopo anni di vana ricerca, il Comandante della Polizia pone al colonnello Gambera (nome di fantasia che copre quello del colonnello Arcidiacono), cioè al protagonista Lino Guanciale (foto). Avrà solo tre mesi per riuscirci; altrimenti lui e la sua squadra verranno sostituiti. La una svolta quando, a casa della sorella del boss, Gambera scopre alcuni pizzini col nome della clinica presso la quale Messina Denaro è in cura. E dove, il 16 gennaio 2023, verrà finalmente arrestato. "Speriamo di essere riusciti a restituire la dimensione di sacrificio vissuto da chi porta avanti lavori così importanti considera Lino Guanciale - Il fulcro dell'attività di questi uomini sta nell'etica. Che è straordinaria. Ma che loro vivono come assoluta normalità". "Vogliamo ridare voce agli eroi che vivono nell'ombra gli fa eco il produttore Pietro Valsecchi - Amo raccontare queste storie autentiche. E amo farlo senza retorica. Non a caso i Carabinieri che ci hanno fatto da consulenti hanno commentato: Avete raccontato esattamente il nostro lavoro".

Che L'invisibile, interpretato anche da Levante e Leo Gassmann, per la regia di Michele Soavi, tocchi temi tuttora sensibili, è dimostrato dal fatto che "abbiamo preferito girarlo dalle parti di Palermo, piuttosto che nel trapanese, dove i fatti erano accaduti racconta Soavi - perché ci hanno fatto capire che non era consigliabile girarlo in casa di Messina Denaro".

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