Forature e ritiri Petacchi sfortunato. Vandevelde ancor di più

La tappa più piatta della storia centenaria del Giro d'Italia crea più disastri di una tappa di montagna. Cadute, attacchi e contrattacchi: un vero e proprio turbinio di emozioni. Subito all’attacco Caroline Geherels, seguito da Pineau e Stamsnijder (vantaggio massimo, a km 40 di 8’). I tre vengono ripresi al km 134. La corsa fila via veloce, il vento spacca in più tronconi il gruppo. Pozzovivo, acciaccato come pochi, soffre e si stacca. Cunego perde ancora qualcosa. «Se non avessi avuto una buonissima squadra avrei perso almeno 5 minuti, invece sono riuscito a contenere il disastro in pochi secondi. Mi spiace per Petacchi, che in questo inizio di Giro è davvero sfortunato». Per il velocista spezzino, infatti, una nuova giornata da dimenticare. Una foratura maligna lo toglie di mezzo quando mancano al traguardo 40 km. Evans e Sastre perdono il treno giusto e arrivano a Middelburg con 46” di ritardo dal vincitore Weylandt. Va però a Cristian Vandevelde la palma di più sfortunato. Un anno fa si ritirò alla terza tappa: stessa cosa ieri. Per lui una brutta caduta con sospetta frattura della clavicola destra. Per lui tre Giri e tre ritiri. E un applauso di incoraggiamento.

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