Lei si chiama Sophie Cunningham, giocatrice della WNBA, la lega professionistica di basket femminile negli USA. E noi non sapevamo chi fosse. Almeno fino all'altro giorno, quando, sul campo, ha difeso una sua compagna di squadra ripetutamente aggredita da un'avversaria. Visto che gli arbitri ignoravano la cosa, Sophie, mentre nel palazzetto si scatenava una bolgia infernale, a gioco fermo, senza dire una sola parola, senza mai staccare il contatto visivo, ha puntato il dito per 25 interminabili secondi contro l'avversaria troppo fallosa. Il gesto, non minaccioso ma deciso, non accusatorio ma che incuteva rispetto, è diventato virale in tutto il mondo, con numeri di visualizzazione impressionanti e una raffica di meme che sono già nella storia dei social (lei come la Statua della Libertà che punta il dito, lei come l'Adamo che punta il dito verso il Creatore, lei come Elena di Troia, biondissima e bellissima che punta il dito verso il mito...). E tutto questo perché è una giocatrice bianca che reagisce contro una di colore, una "Paola Egonu di turno" ("No dai ma questo cosa c'entra?!", "Ma sì, dai, così..."). Insomma qualcosa di inammissibile nel manuale woke della sinistra.
Sophie è una campionessa con una personalità fortissima, carattere difficile, conservatrice, chiamata "Maga Barbie" e esce con uomini di colore.Insomma, dopo aver visto il video tipo 60 volte, abbiamo capito che Sophie è la star dei nuovi tempi anti-woke, e non abbiamo mai visto una partita di basket per intero. Ma siamo suoi fan.