Perché è così importante che questo governo Berlusconi metta mano ad una riforma del sistema fiscale e abbassi le tasse? Perché è, in Italia, ormai, una questione di giustizia dovuta agli italiani. Non è giusto che in Italia, a chi lavora, non rimanga la maggioranza del reddito che guadagna. Per molti italiani di tutto ciò che guadagnano rimane meno del 50%. In molti casi, considerate le tasse indirette (lIva che si paga sui consumi, le tasse che si pagano sulla benzina, eccetera), agli italiani tocca pagare tra il 60 e il 70% di tasse, dunque rimane loro tra il 30 e il 40% di ciò che guadagnano. È uningiustizia talmente evidente che non occorre neanche discuterne, dimostrarla o motivarla.
Gli italiani hanno bisogno, e Berlusconi lo promise nel 94, che sia tolto un enorme tappo che sta sopra le proprie vite. Ne hanno bisogno i poveri perché questo tappo non li fa vivere in modo decente, ne hanno bisogno le famiglie che si trovano a pagare le stesse tasse che paga un single, ne hanno bisogno gli imprenditori perché con queste tasse non sono invogliati per nulla ad investire e a fare di più. In altre parole, così che le potrebbe capire anche Di Pietro, si potrebbe dire che abbassando le tasse si dà la libertà ad ognuno di vivere e sviluppare il proprio progetto di vita. Che questo qualcuno, come abbiamo detto sopra, sia un povero, una famiglia o un imprenditore non cambia assolutamente nulla. Tutti, ricchi o poveri che siano, hanno il diritto sacrosanto a sviluppare la propria vita secondo il progetto che si sono prefissati. Quando oltre il 50% del reddito va allo Stato questa libertà è semplicemente negata.
Ci fu una discussione nei primi decenni del Novecento tra due liberali. Uno si chiamava Benedetto Croce e uno Luigi Einaudi. Su cosa si svolse questa discussione? Sul fatto che Croce sosteneva che la libertà è un fatto spirituale e che il liberismo economico non è adatto a instaurare un regime di libertà nella storia. Einaudi rispondeva che senza la libertà economica qualsiasi libertà politica o istituzionale è semplicemente fasulla. Ed aveva ragione. Infatti, che libertà è quella di votare un partito piuttosto che un altro quando alla fine del mese mi viene espropriato oltre il 50% di ciò che ho guadagnato? Che libertà ha un cittadino dal punto di vista politico se non può decidere cosa fare della proprietà privata, considerando che il reddito è proprietà privata? Dove sviluppa il cittadino la sua libertà di fare e di vivere se non attraverso ciò che di materiale ha a disposizione? Dove vivono gli italiani, sulle nuvole? No, vivono sulla terra tra negozi, servizi, prodotti che fanno o non fanno la loro libertà se essi possono o non possono servirsene.
Con meno tasse ci sarebbe più lavoro. Lo sanno anche le pietre. E come diceva giustamente Marco Biagi la prima libertà dal bisogno è il lavoro. Dunque la diminuzione delle tasse avrebbe anche una grossa funzione sociale. Nei confronti di un cittadino indigente è meglio infilarlo nella ragnatela dei servizi dello Stato o dargli la dignità di uscire dalla povertà da solo, attraverso il lavoro? In Italia, quasi tutti risponderebbero che la soluzione giusta è la seconda, salvo, poi, non farlo. In fondo qual è la differenza tra un liberale e un socialista, come diceva Einaudi? Liberale è colui che crede nel perfezionamento dei cittadini ottenuto con lo sforzo volontario, individuale, col sacrificio, con lattitudine a lavorare. Socialista è colui che vuole che questo perfezionamento sia deciso dallo Stato ed esclude tutti i metodi che non siano quelli che lo fanno vincere con il privilegio a favore proprio.
La rivoluzione italiana sarebbe esattamente questa: ridare in mano agli italiani la maggior parte della ricchezza prodotta in questo Paese. Oggi, come abbiamo ricordato altre volte, il 70% della ricchezza di questo Paese è gestita direttamente o indirettamente dallo Stato e dal pubblico. Il 30% dai cittadini. Occorre rovesciare queste proporzioni.
Giù le tasse Così ai cittadini ridiamo libertà
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