Giga, la misura non c’è ma deve essere pagata

Dal salumaio si parlava di etti, dal lattaio di litri, e tutto era chiaro. Oggi il nuovo termine di paragone è un insieme di dati che pesano solo nella bolletta. Ma che rappresentano il nulla

Giga, la misura non c’è  
ma deve essere pagata

Dal dizionario libero Wikipedia: «Un byte è una sequenza di bit, il cui numero dipende dall'implementazione fisica della macchina sottostante. Per convenzione negli ultimi anni lo si intende formato da 8 bit, ed è pertanto in grado di assumere 2 all’ottava=256 possibili valori (da 0 a 255)». Capirete che detta così la vita diventa durissima. Figuriamoci se il mondo gira tutto intorno a un Giga, ovvero tutto e niente. Ed infatti: una volta tutto era molto più semplice, il salame si comprava ad etti, il lattaio ti parlava a litri, per andare da qualsiasi parte facevi qualche chilometro ed era fatta. Traguardo. Oggi invece tutto è diventato dannatamente difficile, abbiamo inventato un’unità di misura e non sappiamo neppure quanto sia, andiamo a spanne, un bit (a sua volta unità di misura binaria dell’informazione) dopo l’altro. E allora, chiediamocelo: che cos’è un Giga?
Certo, l’esperto di turno potrebbe raccontarvi che è un multiplo del byte, anche se poi, andando a scavare, scoprirete che già in questo caso la misura non è certa: sì, beh, si tratta di 10 byte alla nona, ma solo se parliamo di prefissi standard. Ovvio, no? E invece diciamolo: no. È arrivato il momento di ribellarsi, perché oggigiorno c’è sempre un Giga da cui non possiamo difenderci.
Capita spesso a noi uomini dell’era moderna. Prendiamo ad esempio le tariffe dei nostri cellulari, sempre meno telefoni, sempre più totem della nostra esistenza. L’operatore Tizio ti offre un abbonamento speciale ma a patto che non superi i 3 Giga di traffico in un mese; Caio risponde: vieni da me, ti do un solo Giga ma paghi molto di meno; Sempronio conclude: niente limiti, basta che in un giorno non superi i 250 Mega, che manco a dirlo è il fratello minore del Giga. E noi alla fine ci chiediamo: ma di che Giga stiamo parlando? Insomma: non è lungo, nemmeno largo, probabilmente - tecnologicamente parlando - pesa. Ma quanto? La domanda finora non ha avuto risposte certe.
Eppure un Giga costa, eccome. Ce ne accorgiamo nella nostra bolletta, quando magari scopriamo di essere stati cattivi, di averne buttati via un po’ senza criterio. E soprattutto senza saperlo. Ce ne accorgiamo ovviamente quando è troppo tardi, ma soprattutto: da chi si va a protestare quando ci sono dei Giga di troppo? Almeno il salumiere sotto casa poteva intavolare delle trattative sull’etto che diventava sempre un etto e trenta con veloce pesatura sulla bilancia. Ma un Giga, da che parte si prende? E poi: come si guarda?
Insomma, abbiamo stravolto la nostra vita basandola su qualcosa che non c’è. Il nulla fatto unità di misura, impacchettato nei nostri strumenti che regolano la quotidianità ma non sanno più darne una grandezza sicura. Anche perchè - come capita con tutto quello che non ha certezza - la fregatura è sempre dietro l’angolo: un test sulla velocità delle nostre linee telefoniche - quelle degli operatori che promettono autostrade verso il paradiso informatico - ha dimostrato che spesso la realtà supera l’immaginazione. E che i Mega promessi, tipo «20 in ricezione, un record!», sono molti meno. Figuriamoci i Giga.
Il problema allora è accorgersene, prima che accada l’irreparabile. L’associazione «Sos Tariffe» mette a disposizione un test on-line per smascherare i furbetti del Mega, ma se ci pensiamo bene il problema resta, perché stiamo parlando di qualcosa che non c’è. Ovvero che c’è, solo che misura il nulla. E dunque: qual è la soluzione? Forse, a questo punto, conviene prenderla con filosofia, magari citando lo scienziato Gottfried Wilhelm von Leibniz, secondo il quale «l'esistenza mi sembra una vittoria sul nulla». Tutto vero, splendido, quasi incoraggiante: l’esistenza batterà anche i Giga. Unico dubbio: Leibniz aveva già ricevuto la bolletta?

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