Giornata mondiale contro la TBC: un male che ritorna anche in Italia

Iniziative in tutto il Paese per raccogliere fondi per la ricerca e la formazione di medici e infermieri, oggi impreparati su diagnosi e cure di questa patologia che sembrava debellata

In Italia la tubercolosi è da tempo considerata una malattia debellata e i medici di oggi spesso non sanno nè come diagnosticarla nè come curarla.
Ma questo male è ricomparso anche da noi e interessa 5.000 persone, di cui oltre 500 nel Lazio, in gran parte a Roma. A Milano e provincia, ogni 100mila abitanti si verificano 25 nuovi casi all'anno di Tbc.
Nel mondo, poi, sono quasi 2 milioni i morti all'anno, cioè 5 mila al giorno e nel 2008 sono state 9,4 milioni le persone contagiate.
Presentando le iniziative in programma per la Giornata mondiale per la lotta alla tubercolosi, che si celebra mercoledì 24 marzo, gli esperti hanno lanciato un grido d'allarme, sottolineando quanto l'Italia sia disarmata nella lotta alla tubercolosi.
E le accuse sono state pesanti: 3 mesi di ritardo sistematico per avere la diagnosi giusta, terapie sbagliate, carenza di strutture ospedaliere per ricoveri prolungati, assenza di test per individuare la malattia e di farmaci per curarla.
La malattia ora appare più vicina con i Mondiali di calcio, oltre alle migliaia di famiglie sudafricane, sono a rischio contagio anche atleti, staff, autorità, tifosi a causa dei possibili luoghi di trasmissione (stadi, mezzi di trasporto, ristoranti, alberghi).
Per gli addetti ai lavori è necessaria, innanzitutto, una maggiore formazione dei camici bianchi. E l'Italia, in occasione della Giornata mondiale «Le suoniamo alla tubercolosi» è protagonista di una campagna d'informazione e raccolta fondi.
La Tbc è in crescita soprattutto tra gli extracomunitari, passati dal 22 al 43% dei malati nell'arco di pochi anni. Immigrati che arrivano sani nel nostro Paese, assicurano gli esperti, e si ammalano perle condizioni disagiate in cui sono costretti a vivere.
«Il limitato numero di casi - conferma Giorgio Besozzi, dell'associazione Stop Tb Italia e del Centro di formazione permanente tubercolosi di Milano - ha provocato una perdita di esperienza nella classe medica che si traduce in ritardo diagnostico e scorretto monitoraggio del trattamento».
Nel convegno organizzato dall'associazione e da Lilly Mdr Tb partnership si è parlato in particolare del progetto per raccogliere fondi per Gugulethu, baraccopoli di Città del Capo in Sudafrica, dove la tubercolosi è endemica e uccide tutti i giorni, in particolare i bambini.
A Roma, Milano, Torino e Trieste sono previsti concerti, dibattiti, gazebo con distribuzione di materiale.
«Il problema - spiega Luciano Di Cecchi, della Lilly MDR-TB- è che questa è una malattia povera, dei poveri e nessuno investe nella ricerca. Noi siamo convinti che regalare farmaci è come dare pesci a chi ha fame, invece di insegnargli a pescare. Così, fin dal 2003 abbiamo incominciato a mettere insieme 20 ong e istituzioni pubbliche del mondo per un apprccio diverso, soprattutto nelle nazioni più colpite: India, Cina, Russia, SudAfrica. Lì, oltre i farmaci sono stati trasferiti tecnologie, brevetti, know how per la formazione di medici e infermieri. Sono stati raccolti 120 milioni di dollari e nel 2008 altri 15 milioni sono stati destinati alla ricerca».
L'Italia non finanzia, «e quando lo fa - ha denunciato Gianfranco De Maio, Medici senza frontiere - non c'è chiarezza sui fondi».
Ferdinando Aiuti, famoso immunologo e presidente della Commissione speciale del Comune di Roma per le politiche sanitarie, ha detto che l'amministrazione capitolina, in collaborazione con l'ospedale Spallanzani, «sta seguendo da alcuni mesi un progetto per la diagnosi precoce della Tbc negli immigrati. Nei campi nomadi viene distribuito un questionario che viene compilato con l'aiuto di operatori sanitari, che evidenzia eventuali sospetti di Tbc. Le persone che rientrano nei casi sospetti vengono inserite in un percorso diagnostico e terapeutico».
Ma per combattere la tubercolosi occorre fare di più. E incominciare, come si è detto, da «un programma capillare di formazione a tutti i medici coinvolti nella diagnosi e nel trattamento», come ha sottolineato Giorgio Besozzi, dell'associazione Stop Tb Italia. Pur essendo la diagnosi semplice, infatti, per l'esperto «viene a mancare il sospetto diagnostico che attiva le procedure».
Altra importante difficoltà è l'importazione dei farmaci «di seconda linea ma anche di prima scelta e della tubercoline», ha precisato Luigi Codecasa, responsabile del Centro regionale per la Tbc di Villa Marelli-Niguarda di Milano. «Non è garantita la disponibilità di test e farmaci e non abbondano nemmeno i luoghi di assistenza».
La Tbc non è quindi da sottovalutare. Gli esperti consigliano a chi va in Sudafrica per i Mondiali di sottoporsi al rientro al test, anche se il batterio può essere latente per anni.
«La Tbc ha componenti socio-economiche forti - ha detto Mariagrazia Pompa direttore dell'Ufficio malattie infettive del ministero della Salute -. Anche per questo gli immigrati e gli anziani sono più a rischio. Gli italiani sono in genere più resistenti, il 25% è venuto in contatto con il batterio ma senza ammalarsi».
L'ultimo rapporto dell'Oms dice che la tubercolosi ha ucciso 1,83 milioni di persone nel 2008, un numero maggiore rispetto al 2007 (1,77 milioni) e quindi è in cima alla lista delle le malattie più devastanti del pianeta. Il 98% dei decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo colpendo soggetti tra i 15 e i 50 anni d'età. Complessivamente sono circa 9,4 milioni i nuovi casi di Tbc registrati nel 2008, in aumento rispetto ai 9,3 milioni del 2007. Sud est asiatico e Africa contribuiscono entrambe a circa un terzo dei casi, mentre in Europa si stimano solo il 5% di tutti i casi mondiali. I primi 5 paesi in termini di numero totale di casi sono India (2 milioni), Cina (1,3 milioni), Indonesia (530 mila), Nigeria (460) e il Sudafrica (460 mila). Nel solo continente africano, con l'80% dei casi, vi è l'epicentro della Tbc a co-infezione con Hiv. Ma si registrano anche i progressi. Alberto Matteelli, Stop Tb Italia Università Brescia ha sottolineato che «la strategia globale per il controllo della Tbc ha ottenuto importanti risultati: 36 milioni di pazienti curati e almeno 4 milioni di vite salvate e - ha precisato - attualmente viene curato, a livello globale, l'87% dei casi di Tbc messi in trattamento. Sul versante diagnostico si stima siano diagnosticati soltanto il 61% dei casi di Tbc effettivamente presenti nel mondo. Sul versante della ricerca tre gli obiettivi prioritari della comunità scientifica: lo sviluppo di un vaccino efficace, test diagnostici più sensibili e rapidi e l'ulteriore svilupppo dell'armamentario farmacologico».

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