Giuseppe Cucè, il cantautore universale

Ritratto dell'artista catanese venuto alla ribalta nel panorama belga-francese

Alle sue spalle ha un lungo percorso attraverso le sonorità più svariate e le melodie più e meno celebri: quelle che profumano di esotico, ma anche quelle più tecnologiche ed elettroniche e senza trascurare le musiche che appartengono alla cultura di casa nostra. Giuseppe Cucé, cantautore catanese alla ribalta nel panorama belga-francese, grande estimatore dell'arte musicale a 360 gradi, che lo ha accompagnato prima verso la sperimentazione e poi ad una maturazione di un gusto raffinato (sempre alimentato da una grande semplicità) così si presenta al pubblico di casa nostra: «Amante della musica in generale - racconta Cucé, orgoglioso di appartenere ad un popolo tanto ricco di cultura, di storia e di poesia - mi sono interessato a tutti i generi e dopo una ricerca spasmodica tra il pop e la musica elettronica. Orientandomi anche verso la musica brasiliana, attirato dagli stili internazionali e introspettivi, sono rimasto ammaliato dalla musica italiana anni '60. Oltre alle sonorità, anche le parole dei testi mi affascinavano e, suggestionato da tanta bellezza, ho iniziato anche a scrivere pensieri, frasi che non avevano di certo l'intenzione di diventare canzoni, ma che per me rappresentavano uno sfogo necessario e urgente». Tematiche universali osservate con lo sguardo poetico di chi è abituato a vivere nel quotidiano, nel microcosmo semplice e imperfetto dell'essere umano: «Ho sempre cercato, nel bel mezzo della complessità dell'uomo, di trovare qualcosa di perfetto, unico nel suo genere».
Dopo essersi fatto conoscere dal pubblico esibendosi nei club ed interpretando cover, quattro anni fa Cucé decide di fondare una band, la Acoustic Preludio Band. «La voglia di fare musica e, soprattutto, di sperimentare, mi hanno iniettato una dose di coraggio che ho distribuito anche ai miei musicisti: un violoncellista, un chitarrista e un flautista, mi seguono in questa avventura dal futuro incerto, ma dal presente stimolante». Consapevole del fatto che, al giorno d'oggi, la musica è bypassata da talent scout, attraverso lo schermo della televisione, Cucé ha optato per una musica acustica cantautorale meglio godibile dal vivo e per testi dai linguaggi fruibili. "Farfalle" è stato il suo singolo di esordio, col quale è stato associato immediatamente dalla critica a cantautori come Vinicio Capossela e Mario Venuti; con il primo album "La mela e il Serpente", lavoro nel quale ha inserito la fresca ed originale "La ballata di un fiore", ha conquistato il pubblico, invitandolo ad comprenderne il senso riassunto da questa massima buddista: "Lo stolto indietreggia mentre il saggio si rallegra e prosegue per la sua strada".

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