Un occhio al portafoglio degli italiani al rientro dalle vacanze, con un traffico intenso previsto nel prossimo weekend. Il Consiglio dei ministri di ieri ha messo al riparo il controesodo e approvato la proroga del taglio delle accise fino al 5 settembre. Parliamo di una nuova misura da circa 130 milioni di euro che porta il totale per gli sconti messi in campo tra luglio e agosto a 500 milioni - che prolunga la sforbiciata sul gasolio. Questa volta, però, il governo per le coperture ha provato a sviluppare un meccanismo che prevede che le grandi società energetiche quelle con ricavi superiori a 20 miliardi nel 2025, come per esempio l’Eni - anticipino il 39% dell’acconto delle tasse sui dividendi. Acconto, che, chiaramente, fa maturare alla società un equivalente credito di imposta. Inoltre ha prorogato, nello stesso periodo, il credito di imposta riconosciuto alle imprese di autotrasporto.
Ancora una volta si parla di un taglio da 17 centesimi. Un toccasana per gli italiani che proprio in questi giorni si preparano per ritornare dalle vacanze estive. E con una coincidenza temporale che a Palazzo Chigi non passa inosservata: il 4 settembre il governo Meloni staccherà il pass per entrare nella storia della Repubblica come l’esecutivo più longevo di sempre. Un traguardo politico da festeggiare, perché no, con uno sconto sulle accise ancora valido.
Nonostante il taglio delle tasse sui carburanti, i prezzi della benzina e del diesel sono cresciuti in modo inarrestabile: ieri la verde era 2,017 euro al litro, mentre il gasolio a ben 2,137 (che sarebbero 2,307 senza sconto). I numeri elaborati dall’Ufficio economico di Confesercenti fotografano perfettamente questa situazione, dove una stangata estiva - neanche troppo silenziosa - ha colpito gli italiani nei mesi chiave delle ferie. A parità di consumi rispetto allo scorso anno, tra luglio e agosto gli automobilisti italiani hanno sborsato ben 1,8 miliardi di euro in più per riempire il serbatoio. Un balzo del 21% che ha inevitabilmente avuto un effetto sulle risorse destinate a turismo e consumi.
Il confronto l’anno passato rende bene l’idea dello strappo. Nell’estate del 2025 la benzina era intorno a 1,70 euro al litro e il gasolio si fermava a 1,63 euro. Oggi il paesaggio al distributore è ben più tetro. Tradotto in un linguaggio più chiaro per tutti: un pieno da 50 litri costa circa 16 euro in più rispetto all’anno scorso se si guida un’auto a benzina, e addirittura oltre 25 euro in più per chi si muove a gasolio. Un’accelerazione concentrata in poche settimane. Dal 4 luglio a oggi, i prezzi sono schizzati in alto del 10,8% per la benzina e del 12,4% per il diesel, generando un aggravio complessivo stimato in 780 milioni di euro. Senza il cuscinetto del taglio delle accise - che nei due mesi estivi ha comunque ammortizzato l’impatto riducendo la spesa globale di circa 300 milioni il bilancio sarebbe stato ancora più drammatico. Ancora una volta è bene ricordare che le radici del rincaro non sono domestiche, bensì geopolitiche. La crisi dello Stretto di Hormuz continua a far tremare le rotte commerciali ed energetiche globali, scaricando, solo sull’Italia, strutturalmente esposta sulla bolletta energetica circa 10 miliardi di euro di extracosti.
Il decreto approvato ieri dal Cdm, insomma, offre ancora una volta una bombola d’ossigeno a tempo determinato. Fino al 5 settembre i prezzi resteranno «sotto controllo», permettendo di archiviare l’esodo senza spendere 2,4 euro al litro, dal 6 settembre in poi, però, la partita cambierà. Dovrebbe essere però solo l’ultimo prolungamento dello sconto delle accise, perché poi il piano - che verrà messo a terra nel Cdm del 3 settembre - sarà quello di optare per misure mirate sulle categorie più esposte ai rincari.
