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Governo

Carburanti, giù i prezzi. E ai distributori è coda

Funziona la mossa di Eni di imporre un tetto alle tariffe, la verde scende a 1,99 euro e il diesel a 2,19 euro. Scorte finite in numerosi punti vendita

Rifornimento Automobilisti in coda a una stazione di servizio Enilive

Effetto Eni ai distributori. È partito all’alba il tetto ai prezzi del carburante e, almeno nelle prime ore della giornata, il risultato alle pompe del gruppo (3.800 sulle 20mila nazionali) è stato immediatamente visibile. Benzina a 1,99 euro al litro e diesel a 2,19 euro (ma solo nel 90% degli impianti del gruppo che si sono adeguati per ora) hanno attirato automobilisti in diverse città italiane, con un afflusso particolarmente intenso in alcuni impianti, pur senza fenomeni di disagio generalizzato.

Il nuovo tetto, che porta a una riduzione media di circa 17 centesimi al litro, è stato applicato dalla rete Eni sul territorio nazionale. A Napoli un impianto di via Cristoforo Colombo ha addirittura esaurito le scorte dopo aver erogato oltre 2mila litri di benzina in circa tre ore e mezza. «È stato un via vai continuo», ha raccontato il gestore, spiegando che un flusso di questa intensità era stato visto soltanto in occasione degli scioperi. Altre code sono state segnalate nelle zone più periferiche della città. Situazione più ordinata a Milano. Alcuni automobilisti hanno atteso per fare rifornimento, ma senza particolari criticità. Prime code sono state segnalate anche in alcuni impianti della provincia di Brescia.

Il price cap è entrato in vigore anche a Roma, dove i prezzi sono stati applicati lungo alcune delle principali arterie cittadine, tra cui via Appia Nuova e via Tuscolana. Sempre oggi, anche Ip h avviato una riduzione graduale dei prezzi nei suoi 3.400 distributori.

Il successo sul fronte dei consumatori ha però un costo per Eni che, come anticipato lunedì dal Giornale, si aggira sui 100 milioni. Stime confermate oggi dagli analisti di Banca Akros che, in uno scenario puramente teorico di mantenimento delle condizioni attuali per tre mesi, fanno salire l’esposizione a 300 milioni.

Una stima analoga arriva da Equita, che quantifica l’impatto negativo per Eni in 85-100 milioni di euro per un mese e di 250-300 milioni a fine anno. Il titolo festeggia però a Piazza Affari e chiude la seduta in rialzo del 2% a 24,58 euro. Secondo gli esperti oltre al successo dell’operazione il mercato brinda all’allontanarsi di uno spettro: una tassa imposta dal governo sugli extra profitti.

Il punto è che Eni ha scelto di assorbire una parte della pressione sui prezzi internazionali, evitando di trasferirla integralmente alla pompa. In questo senso, il provvedimento riduce la possibilità di realizzare extra-profitti nella vendita retail dei carburanti proprio nella fase in cui le quotazioni elevate avrebbero consentito margini potenzialmente più ampi.

È questo il principale elemento che il mercato dovrà ora pesare sul titolo: un costo economico circoscritto se l’intervento resterà temporaneo, oppure un impatto progressivamente più significativo sulla redditività qualora il tetto venisse prorogato.

Per ora, tuttavia, la prima giornata racconta soprattutto una misura che ha avuto un effetto immediato e concreto: migliaia di automobilisti hanno fatto il pieno con lo sconto.