Il governo non abbassa la guardia sul caro carburanti e tiene pronta l’arma delle accise mobili. «Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili», ha assicurato la premier Giorgia Meloni, ricordando che «al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo». La scelta è sui tempi. «Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap», ha dichiarato. Il riferimento è al tetto ai prezzi deciso dalle compagnie petrolifere, che ha permesso di chiudere il calmiere pubblico avviato a marzo. Quei 170 milioni, tuttavia, consentono solo un mese e mezzo di proroga dello sconto da 6,1 centesimi sul diesel. Per uno sconto di accisa da 12,2 centesimi su benzina e gasolio fino a fine anno occorrerebbe circa un miliardo.
Il meccanismo, previsto dal 2007, usa l’extragettito Iva generato dai rincari del petrolio nel mese precedente per tagliare le accise, restituendo agli automobilisti ciò che lo Stato incassa in più senza nuove coperture. Una dote che si aggiunge allo sforzo già compiuto: prima lo sconto su tutti i carburanti, poi concentrato sul gasolio e ridotto per gradi fino ai 6,1 centesimi scaduti il 5 ottobre, per un costo superiore ai 2 miliardi.
Un conto salato che rafforza le tesi di chi vorrebbe colpire gli extraprofitti. Ma le banche, che con la manovra 2026 hanno già garantito circa 10 miliardi in tre anni tra maggiore tassazione e anticipazioni, non ci stanno. Un nuovo contributo volontario? «No, c’è già un accordo triennale: gli accordi si mantengono», ha risposto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, a margine della Giornata del Credito. Le banche «lavorano sulla base di contratti» e «se sono sempre validi i contratti con i privati a maggior ragione è valido un contratto con il pubblico».
La linea del governo è stata rivendicata dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, all’assemblea di Federtrasporto. «Gli interventi che abbiamo messo in campo in questi mesi, dal taglio delle accise al sostegno dell’autotrasporto, hanno cercato di prevenire o almeno attutire il ciclo vizioso» della crisi di Hormuz, ha specificato. «È stato un massiccio quanto doveroso impiego di risorse pubbliche». Quanto alle iniziative delle compagnie petrolifere, «il governo le valuta con favore e monitorerà gli effetti». Nonostante la «zavorra» dell’energia, il Pil 2026 è rivisto all’1%, segno dei «fondamentali solidi dell’economia».
Un approccio in sintonia con quello indicato alla Giornata del Credito dal direttore generale di Bankitalia, Paolo Angelini. «In presenza di shock eccezionali, misure temporanee e mirate possono proteggere le famiglie vulnerabili e le imprese maggiormente esposte; interventi generalizzati e prolungati assorbirebbero invece ingenti risorse pubbliche», ha rimarcato.
Sul fronte energetico Elettricità Futura mette in guardia dall’ipotesi di un tetto al prezzo del gas, che sarebbe finanziato con un aumento degli oneri di sistema. Se toccasse anche chi ha un contratto a prezzo fisso, tra il 60 e il 65% degli utenti, diventerebbe «un aggravio ingiustificato che colpirebbe famiglie e Pmi».
