Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, a tutto campo sul record di longevità del governo.
La Meloni fa la storia. La sensazione è che al sistema Paese non bastino 5 anni per essere del tutto rivoluzionato.
«È solo il primo tempo. Del resto un anno di quest’avventura è stato impiegato per dimostrare che non volevamo uccidere l’Ue, né nazionalizzare la produzione di panettoni o speronare i barconi carichi di disperati come fece Prodi con i cittadini albanesi nel 1996, non intendevamo abolire la 194 né dividere le scuole maschili da quelle femminili (come forse farebbe la sinistra per assecondare gli islamici) o sostenere le mire espansionistiche di Putin magari in cambio di gas e petrolio Abbiamo sudato le sette camicie per dimostrare di essere esattamente ciò che eravamo».
Sicurezza: questo è uno dei marcatori che distingue il centrodestra dal centrosinistra.
«L’approccio è stato rivoluzionato, abbiamo messo all’angolo ogni impostazione ideologica precedente, restituito operatività e dignità alle forze dell’ordine, stabilito che le occupazioni sono un reato da perseguire con immediate, diminuito gli sbarchi del 60%, aumentato i rimpatri dell’80%, attivato il piano Mattei per lo sviluppo economico delle nazioni africane, realizzato il centro in Albania e in sintesi restituita centralità al cittadino onesto».
Politica estera: il governo Meloni ha fatto una scelta netta, con Kiev. E oggi si parla di Vannacci in quanto possibile fattore di interferenza russa alle Politiche.
«Mi auguro di no, resta il fatto che la Russia è una dittatura post comunista, ha mire espansionistiche che si sovrappongono nell’Europa orientale al nostro unico spazio vitale. Non possiamo permettere a Mosca di riprendersi, come vorrebbe, tutti i territori che furono dell’Urss. Si tratta peraltro dell’Europa più conservatrice, cattolica, tradizionalista che rappresenta un benefico contrappeso rispetto a quella a trazione giacobina e anglosassone».
L’occupazione e la sua crescita: sono i leit motiv scelti dal governo Meloni per pubblicizzare l’evento di oggi.
«Se lo dice l’ex parlamentare ed economista del Pd Cottarelli la partita è chiusa. È così».
Spesso si parla di Rampelli quale voce critica interna. Ma nel partito - è noto - non c’è una guerra e non esistono correnti anti meloniane.
«Sono la voce di un partito che ho creato e co-fondato, artefice di una destra moderna e post-nostalgica che ha faticato molto a crearsi una strada nel Msi, in An e nel Pdl e che ha trovato finalmente in Giorgia Meloni la migliore interprete per trasformare la speranza di vittoria in realtà».
