Il presidente del Consiglio arriva alle 20,15 in punto davanti al popolo della moda che non è abituato alla puntualità. Indossa uno smoking in raso nero sopra a una bellissima camicetta bianca in pizzo Chantilly. «Sono qui per dire grazie a questo settore, il governo c’è». La premier anche con la sua presenza fisica ha rimarcato come questo non sia «un momento facilissimo» per il comparto, che comunque continua «a darci grandi risultati». «La moda è lavoro, identità, cultura. È Made in Italy che va difeso e promosso ogni giorno, contrastando la concorrenza sleale e incentivando il passaggio generazionale delle competenze artigianali specializzate». Agli addetti ai lavori basta un’occhiata al taglio impeccabile della giacca e dei pantaloni per capire che il look è opera di Ermanno Scervino. «Me l’ha fatto lui, anzi suo marito» ci dirà poco dopo Giorgia Meloni indicando Toni Scervino al tavolo 19. Accanto a lei il presidente della Camera nazionale della Moda Carlo Capasa, il sindaco Beppe Sala e Anna Wintour, super direttore dei Vogue del mondo. Prima di essere cacciati dalla security le chiediamo se è qui per sostenere la moda e lei risponde: «Ci mancherebbe altro, è la seconda industria del Paese». Poi è lei a ribadirlo sui social: «Sono qui per ribadire il sostegno e l’impegno del governo per uno dei settori fiore all’occhiello del Made in Italy - scrive il premier su Instagram - Imprese, artigiani, lavoratori, giovani talenti. Una filiera che parte dai distretti, dal tessile alla pelletteria, dalle calzature agli accessori, e arriva sulle passerelle di tutto il mondo che merita di essere sostenuta e valorizzata. Anche per questo abbiamo destinato 100 milioni di euro per promuovere gli investimenti delle piccole e medie imprese, con risorse riservate alle microimprese e al Mezzogiorno». Dopo di lei c’è Antoine Arnault, figlio dell’uomo più ricco di Francia patron del Gruppo LVMH e poi in ordine sparso si riconoscono Diego Della Valle, Remo Ruffini, Renzo Rosso, Cucinelli, Alfonso Dolce: il Gotha del fashion system internazionale. Capasa snocciola i dati del settore: un milione e 200mila addetti tra industria e terziario, il 5% del Pil e il 10% della produzione manifatturiera. A noi rivela che la presidente ieri aveva un’agenda molto fitta ma gli aveva risposto di persona: «Farò il possibile».
Tra i molti impegni della giornata la Meloni ha anche inviato un videomessaggio per rilanciare il piano Mattei a un evento a margine dei lavori dell’Assemblea dell’Onu, dove ha ribadito la linea sul continente africano: «Non è da assistere. Lo sviluppo va costruito insieme». Scontata la polemica del Movimento 5 stelle, che ha attaccato la leader Fdi per aver «disertato» l’Onu e aver preferito la seconda industria italiana. Una volta cambiatasi, la Meloni ha raggiunto Palazzo Reale e ha mangiato i famosi paccheri di Vittorio mentre nelle retrovie del prestigioso tavolo qualcuno spiritosamente le suggeriva di varare la rottamazione dei vestiti.
