Di fronte al pragmatismo dei fatti, l’ideologia va in fumo.
Ovviamente a zero emissioni.
Perché, al momento, il colpo più duro inferto al carbon fossile in Italia è arrivato da un governo di centrodestra. Non da chi ha l’ecologia nel simbolo e nel nome evidentemente solo per questioni di marketing politico. Perché il via libera dell’aula del Senato alla legge delega Pichetto sul nucleare è un passo tangibile sulla strada della decarbonizzazione e dell’indipendenza energetica. Due dei temi nodali sul tavolo della modernità. Per costruire un futuro più sostenibile è controproducente difendere posizioni insostenibili e ideologiche.
Vedi i talebani dell’auto elettrica imposta dall’alto, alla faccia del mercato e del portafogli dei cittadini.
L’energia di domani è un mix equilibrato di fonti diverse: dalle rinnovabili fino al nucleare. Nessuna esclusa. Il voto di ieri chiude nel nostro Paese, quarant’anni dopo il disastro di Chernobyl, un lungo periodo di paura e pregiudizio nei confronti di una energia pulita, a basse emissioni, e oggi molto più sicura che in passato. E rompe anche il muro dell’ipocrisia nei confronti di una fonte energetica che criticavamo in Italia e poi compravamo da Francia e Svizzera. È ricomparso almeno un atomo di buonsenso.
