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Governo

Via libera alle nuove centrali. Pichetto: “Giornata storica”

Ok definitivo del Senato alla legge delega con 81 voti favorevoli, entro dicembre i decreti attuativi. La premier: “Una scelta coraggiosa e di buon senso. Aumenta la sicurezza energetica del Paese”

A 40 anni dalla chiusura delle vecchie centrali atomiche, si apre un nuovo capitolo e parte la “fase due” del nuovo nucleare italiano, quella dei decreti attuativi che metteranno a terra la legge delega approvata ieri in via definitiva al Senato con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni.

In quella che il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito «una giornata storica», il governo Meloni getta le basi per il futuro energetico del Paese e per un nuovo mix energetico che possa rendere l’Italia sempre più indipendente. Le prime centrali tricolori rompono del tutto con il passato e con l’immaginario tradizionale delle grandi ciminiere.

Saranno infatti piccoli reattori modulari (gli Small modular reactor, Smr): impianti flessibili che si costruiscono in fabbrica e si trasportano nella centrale, installandoli in serie di quattro o più. Sono impianti economici e più sicuri di quelli tradizionali: in caso di guasto, il reattore si spegne e non esplode. Non solo. Le versioni più moderne bruciano le scorie delle vecchie centrali, e sono raffreddate a piombo liquido.

La loro entrata in esercizio si stima avverrà tra 7 anni, tra 2033 e 2034. La nuova fonte energetica «sarà integrata con le rinnovabili», ha spiegato il ministro «per dare al Paese la quantità di energia che serve e strumenti moderni. Già oggi siamo carenti di 50 miliardi di kilowattora e naturalmente l’evoluzione della tecnologia, l’efficientamento energetico dei fabbricati, i data center, portano gli analisti a indicarci una necessita di almeno 100-150 terawattora in più, che sono miliardi di kilowattora, nel 2040».

Obiettivi che solo con più fonti è possibile raggiungere e sostenere. Si stima che le nuovi centrali copriranno tra l’11 e il 22% del mix energetico italiano. E il riferimento è, in particolare, alle nuove tecnologie nucleari modulari, mentre la fusione rimane un obiettivo di ricerca e sviluppo con un orizzonte più lontano.

La delega riguarda un atomo 2.0 lontanissimo da quello degi anni 80 e prevede la sperimentazione, la localizzazione, la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti, comprese le tecnologie modulari e avanzate, oltre alla disattivazione delle installazioni nucleari esistenti e alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Quest’ultimo è uno dei passaggi chiave.

Una parte dei decreti legislativi riguarderà questo aspetto «distinguendo naturalmente tra il deposito delle scorie, lo stoccaggio delle scorie (che è un quantitativo molto ridotto, sono 200 metri quadri) ed e uno stoccaggio che diventa temporaneo per poi andare nel geologico. C’è poi «il deposito dei rifiuti che sono quelli a bassa e media intensità, essenzialmente acciaio, ferro, mattoni delle vecchie centrali e la produzione giornaliera di rifiuti radioattivi, gran parte ospedalieri», ha chiarito Pichetto definendo con chiarezza che i decreti saranno pronti entro l’anno e che la legge «riguarda solo il nucleare civile» e ha aggiunto di condividere il «non utilizzo per fini militari».

«Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso. Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose», scrive sui social la premier Giorgia Meloni. «Cosa significa per famiglie e imprese? Più sicurezza energetica: meno dipendenza dall’estero e meno esposizione alle crisi internazionali che abbiamo pagato in bolletta. Energia stabile e a basse emissioni, che lavora insieme a tutte le altre, a partire dalle rinnovabili».

Contraria l’opposizione secondo cui le risorse dovrebbero essere concentrate su rinnovabili, reti, accumuli ed efficienza energetica, considerate strumenti più immediati per affrontare il caro energia e la transizione climatica. Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, ha definito il provvedimento una «follia economica». Niente di nuovo sotto il cielo, cupo, dei signori del no che non hanno evidentemente letto il decreto. La legge delega - che ha incassato il plauso di Confindustria - non stanzia fondi, ma solo le coperture iniziali per avviare il programma e riorganizzare l’Agenzia per la sicurezza. Sul fronte del sostegno finanziario si punta su forme di partenariato pubblico-privato.

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