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Governo

Un’occasione per il futuro, ma senza sprechi alla Superbonus

Risorse da sfruttare con la cautela sui conti già mostrata da questo governo

 Il Btp Italia Sì accarezza quota 9 miliardi rendimento minimo confermato all'1,6%

Per valutare l’impatto che la flessibilità di bilancio ottenuta dalla Ue potrà avere su famiglie e imprese italiane, bisogna partire da un punto fermo. I 14 miliardi di spese aggiuntive che lo Stato potrà effettuare di qui al 2028 non sono helicopter money regalati agli italiani, bensì nuovi debiti. La cosiddetta flessibilità permette di spendere oltre i limiti delle regole europee senza rischiare sanzioni, ma non è un pasto gratis: l’extra deficit che si genera oggi si trasformerà domani in nuovo debito pubblico, per finanziare il quale servirà pagare, con i soldi dei contribuenti, ulteriori interessi. Non dimentichiamoci che, a oggi, l’Italia ha il peggior rapporto debito/Pil d’Europa (138,4%) e che versa ogni anno 86 miliardi di soli interessi. Tutto questo non per spegnere gli entusiasmi, ma solo per ribadire che al nostro Paese serve –finanziariamente –quello che fino ad adesso questo governo ha mostrato di saper fare alla perfezione: tenere i piedi per terra. E i conti in ordine. Viceversa lo spread non sarebbe sceso, nel corso di questa legislatura, da 250 a 80 punti.

Ieri la Commissione europea ha elencato con precisione quali spese possono essere finanziate con questo extra deficit nel 2026, 2027 e 2028, distribuendole per gruppi di destinatari. In sostanza si tratta di investimenti di natura strutturale mirati al risparmio energetico, validi purché deliberati dopo il 28 febbraio scorso. Le spese possono essere dirette o avvenire tramite sovvenzioni.

Di fronte a queste opportunità, il governo ha davanti a sé due strade. La prima è quella della tentazione elettorale; la seconda quella dei piedi per terra di cui sopra. La prima è la nota tendenza, nell’anno che porta alle elezioni politiche, ad assecondare le richieste di finanziamento che all’interno dei partiti di maggioranza portano a questo o a quel bonus, siano essi di natura energetica (come lo era, a ben guardare, lo scellerato superbonus)o previdenziale (lo spazio potrebbe nascere dalla retrodatazione al 28 febbraio delle spese energetiche ammissibili e già deliberate).

La seconda è invece quella di approfittare dell’occasione per fare solo “debito buono” investendo sul futuro di un Paese che è e resta energeticamente fragile ed esposto alle crisi internazionali. Sia a livello macro, pensando alle imprese; sia a quello micro delle famiglie.

Nel primo caso vale per tutti l’esempio del nucleare: la legge delega già passata alla Camera è attesa in Senato tra un mese, i decreti attuativi per fine anno. Quindi il finanziamento della ricerca e della sperimentazione che partiranno dal 2027 sembra un campo di applicazione ideale per l’utilizzo dell’extra deficit. Nel secondo, quello più micro delle famiglie, andrebbe applicato il principio della selettività: nell’elenco delle spese ammesse dalla Commissione per sovvenzionare il risparmio energetico e ridurre i combustibili fossili entrano diversi apparecchi residenziali (dalle pompe di calore alle piastre a induzione).

Il tema è modulare tali sovvenzioni rendendole efficaci per i redditi più bassi. In altri termini, gli aiuti, oltre che essere strutturali, devono anche essere selettivi, così da arrivare realmente a incidere su chi, viceversa, non ce la potrebbe fare. È un metodo diverso rispetto a quello delle accise (che non a caso non possono essere finanziate con lo scostamento di bilancio). E pure meno elettorale. Ma è più virtuoso e– come si vede sui mercati –alla fine paga sempre.

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