Sono stati tanti gli argomenti affrontati da Giorgia Meloni durante il lungo intervento al porto di Bari in occasione del record storico di longevità del suo governo. La premier non si è tirata indietro davanti a nulla ma uno degli argomenti che si percepito la toccasse maggiormente è quello del femminicidio, soprattutto in un momento come questo in cui ci sono stati degli orrendi omicidi per mano di uomini che non accettavano di essere lasciati dalle donne.
“Abbiamo protetto le donne. L’orrore che ha strappato ieri la vita a Lorena ci stringe il cuore e ci ricorda che il femminicidio esiste, eccome se esiste. E combatterlo non significa dire che la vita di un uomo vale meno significa riconoscere che nel femminicidio c’è un aggravante, si uccide una donna perché ha osato essere libera e questo nella civiltà europea e cristiana non è previsto”, ha spiegato la premier, ricordando l’omicidio Vella di poche ore fa. Sono parole cariche di empatia, che una premier donna probabilmente riesce a interpretare e a sentire di più, ma sono anche un forte messaggio politico diretto a Roberto Vannacci e a Futuro Nazionale. Il partito del generale sostiene che l’uccisione di una donna non sia un’aggravante ma Meloni punta su questo tasto, in accordo con tutto l’arco parlamentare, FN a parte, perché purtroppo in Italia esistono gli omicidi delle donne proprio perché tali.
Ma quello di Lorena è solo uno di una lunga serie di femminicidi. E non si può nemmeno dire che sia l’ultimo perché Melissa Echevarria, la 40enne argentina trovata morta il 14 agosto in una casa di Messina, è stata uccisa e la polizia avrebbe individuato il presunto assassino in un tunisino di 44 anni, arrestato nei giorni successivi per altri motivi: l’uomo, interrogato dagli investigatori, ha confessato. E ancora, è accusato di aver picchiato, minacciato e offeso la compagna da un anno ad oggi un 28enne, atleta di arti marziali ‘Mma’, che è stato arrestato dai carabinieri a Castellarano, nel comprensorio ceramico reggiano, per maltrattamenti in famiglia. È stato posto ai domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Reggio Emilia con applicazione del braccialetto elettronico e divieto assoluto di comunicare con la vittima. E purtroppo l’elenco è ancora molto lungo.
