Missione compiuta. Dopo aver salvato gli istituti in difficoltà, risanato il Monte dei Paschi e riportato il sistema bancario italiano ai vertici europei per solidità e redditività, lo Stato è pronto a farsi da parte. Il messaggio lanciato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti all'assemblea dell'Associazione bancaria italiana è racchiuso in una frase destinata a segnare uno spartiacque. «Sono fiducioso che questa sia l'ultima assemblea dell'Abi in cui il governo è socio di alcuni importanti istituti bancari, giacché considero esaurito il ruolo dello Stato azionista», ha detto.
È la certificazione della fine di una stagione straordinaria. L'intervento pubblico aveva un obiettivo preciso: mettere in sicurezza il sistema, tutelare il risparmio degli italiani e restituire al mercato banche sane e contendibili. Questo è stato fatto sia con Monte dei Paschi che con Banca del Mezzogiorno. Un obiettivo raggiunto, rivendica il ministro, grazie anche al lavoro svolto dal governo Meloni sul fronte dei conti pubblici.
«Le banche italiane sono tra le più solide e redditizie d'Europa», ha ricordato Giorgetti, spiegando che questo risultato è strettamente legato alla ritrovata credibilità del Paese. Il ritorno dell'Italia all'avanzo primario, la riduzione del deficit e il calo dello spread hanno rafforzato i bilanci degli istituti e migliorato le loro condizioni di raccolta. Perfino le recenti turbolenze internazionali, ha osservato il ministro, «non sono state tali da invertire questo percorso», confermando «i fondamentali solidi della nostra economia e la rinnovata credibilità del Paese». Da qui l'invito alle banche a fare fino in fondo la loro parte. «Il finanziamento delle imprese bancabili deve tornare a essere il lavoro esclusivo delle banche», ha scandito Giorgetti. Forte della stabilità riconquistata, il sistema del credito è chiamato a sostenere soprattutto le Pmi.
L'uscita dello Stato dal capitale degli istituti non significa però disimpegno. Al contrario. «Credo che sia un dovere di qualsiasi governo» continuare a esercitare un ruolo di monitoraggio e vigilanza, perché oggi «la sicurezza economica significa salvaguardia del risparmio». Lo Stato, dunque, smette di fare il banchiere ma continua a fare il garante dell'interesse nazionale.
Non a caso, mentre oggi il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi è chiamato a esaminare le offerte presentate da Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, il Tesoro si prepara a seguire gli sviluppi senza partecipare alla contesa. Una posizione coerente con la linea indicata dal ministro: il mercato torna protagonista.
A difendere con forza l'offerta di Intesa è stato l'amministratore delegato Carlo Messina, che ha definito l'Opas «trasparente» e «chiara», ribadendo che sotto il profilo delle valutazioni è «totalmente fair». «Credo incorpori un buon premio» per gli azionisti del Monte, ha spiegato, ricordando però che «c'è un prezzo oltre il quale poi non si va». In caso di successo dell'operazione, ha assicurato, Intesa garantirà «grande rispetto per i territori e per le persone». Messina ha inoltre richiamato un principio perfettamente in sintonia con quello espresso da Giorgetti: «È un dovere di qualsiasi governo» vigilare sulla sicurezza economica del Paese, perché oggi «sicurezza economica significa salvaguardia del risparmio» e la possibilità di mantenere «una prospettiva italiana di investimento e di continua capacità di sostenere il Paese».
Secondo l'amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, le parole del ministro certificano la volontà dell'esecutivo di non condizionare più le dinamiche del settore.
«Il governo ha fatto la sua parte, ha avuto un ruolo importantissimo nel risanamento e nel boom che ha avuto Monte Paschi e ora considera esaurito il suo ruolo», ha osservato. «È il passaggio simbolico da un intervento pubblico al mercato».
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