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Governo

L'Italia a Bruxelles: fondi ai Paesi terzi solo per chi aiuta sull'immigrazione

Piantedosi: diplomazia economica e sicurezza viaggino sullo stesso binario. È ancora tensione con Madrid

"Gli assalti ai treni sono terrorismo. In Italia c'è una saldatura tra islam e antagonisti Il futuro? Torno prefetto"

Ci sono i toni cordiali e pure l’immancabile dichiarazione del Consiglio Ue che sottolinea la «forte solidarietà» espressa «all’unanimità» dai Ventisette nei confronti della Spagna. Eppure le oltre tre ore di video-conferenza in cui i ministri degli Interni dei Paesi Ue fanno il punto su quanto accaduto a Ceuta e sulle possibili misure a livello comunitario per far fronte all’immigrazione illegale sono l’ennesima fotografia di un’Europa dove convivono sensibilità diverse. Sono tutti d’accordo sulla «necessità di rafforzare i rimpatri», di «proseguire nella lotta alle reti di trafficanti» e nel costruire «solide partnership con i Paesi terzi», ma restano divergenze di approccio su quali siano gli strumenti migliori da mettere in campo. Dalla sospensione di Schengen ai return hub al di fuori dell’Ue.

Su entrambe i fronti torna nuovamente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Che durante la videocall rivendica con i suoi omologhi la decisione italiana di ripristinare i controlli nei confronti di chi arriva dalla Spagna, «una misura - spiega - che non è rivolta contro Madrid». «Non si tratta di una scelta eccezionale né inconsueta, bensì - aggiunge - di uno strumento ordinario, cui gli Stati ricorrono quando si rende necessario governare fenomeni caratterizzati da particolare complessità». Non la vede esattamente allo stesso modo il governo guidato da Pedro Sánchez, tanto che il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha rinnovato a Roma la richiesta che i controlli - al momento in vigore fino al 31 agosto - vengano «immediatamente revocati». Piantedosi cita poi il «protocollo Italia-Albania» e ribadisce che a livello europeo «è giunto il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri». Un progetto, spiega al termine della riunione il commissario Ue per gli Affari interni e la Migrazione Magnus Brunner, su cui «stanno lavorando insieme sei Stati membri» con l’obiettivo di «avviare interlocuzioni con Paesi terzi sulla creazione di hub per i rimpatri».

Ma quello su cui insiste davvero il ministro dell’Interno - e su cui tornerà con forza anche Giorgia Meloni in occasione del prossimo Consiglio Ue in programma il 15 e 16 ottobre - è la necessità di subordinare partenariati strategici e aiuti economici europei ai Paesi terzi a una effettiva collaborazione nella gestione del fenomeno migratori (sia sul fronte del contenimento dei flussi che su quello dei rimpatri). «Non possiamo più permetterci - dice Piantedosi - che la diplomazia economica viaggi su un binario separato rispetto alla cooperazione in materia di sicurezza e migrazione». D’altra parte, insiste il titolare del Viminale, la forza contrattuale di 27 Stati messi insieme «è enormemente superiore a quella di ogni singolo Paese» e dunque «deve essere l’Unione europea nel suo complesso a negoziare e instaurare rapporti reciprocamente vantaggiosi con i Paesi terzi». Utilizzando «tutte le leve politiche ed economiche». Insomma, se un Paese rifiuta di cooperare sulla riammissione dei propri cittadini, l’Ue deve «applicare forti condizionalità in ogni settore». Che è esattamente quello che ha chiesto formalmente l’Italia nei confronti del Marocco, che pur non collaborando sul fronte dei rimpatri, gode di importanti vantaggi nei rapporti commerciali con l’Europa.

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