Le accise restano al centro dell’agenda del governo, mentre il caro-energia continua a mettere sotto pressione famiglie e imprese. A Washington, dove partecipa al G20 Finanze, Giancarlo Giorgetti ha provato a riportare il confronto sul terreno della sostenibilità dei conti pubblici. «Il debito non è più un problema come in passato: ci sono tanti altri debiti nel mondo, alcuni visibili e altri non visibili, che sono un elemento di sbilancio», ha osservato il ministro dell’Economia aggiungendo che «siamo abbastanza a posto per quanto riguarda il suo rifinanziamento; anche nei Paesi del G7 non tutti sono messi come noi». Un velato riferimento alla Francia.
A Roma il dossier più urgente resta però quello dei carburanti. Lo sconto sulle accise è in scadenza il 5 settembre e il governo ha già indicato la strada: dopo l’intervento generalizzato, gli aiuti dovranno diventare selettivi, concentrandosi sulle famiglie con redditi più bassi e sulle categorie maggiormente esposte, a partire dagli autotrasportatori. Ma la corsa dei prezzi, con benzina e gasolio ancora sopra i due euro al litro in molti casi, rende possibile un nuovo intervento. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi. La prima è una nuova proroga del taglio, finanziata attraverso le cosiddette accise mobili e utilizzando l’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi. Una soluzione però necessariamente limitata: i 20,8 milioni di euro di maggiori entrate Iva registrati a luglio sarebbero bastati a coprire appena due giorni di sconto.
La seconda strada è quella degli aiuti mirati, con un buono carburante più ampio. La Lega chiede infatti di estenderlo al ceto medio, arrivando almeno ai redditi di 50mila euro, e di non escludere le partite Iva. La terza riguarda gli interventi per i settori più colpiti, a cominciare dall’autotrasporto e dalla logistica, dove il caro-carburanti rischia di trasferirsi sull’intera catena dei prezzi: su gomma viaggia circa l’80% delle merci in Italia. Resta da capire come finanziare le misure senza introdurre nuove tasse sugli extraprofitti di società energetiche e petrolifere, ipotesi già respinta dal settore. Il nodo delle accise si intreccia così con quello della prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura e con un margine di flessibilità assicurato dalla clausola europea. Il governo punta a definire il pacchetto di interventi entro metà settembre, prima di chiedere al Parlamento l’autorizzazione allo scostamento.
I partiti di maggioranza hanno però già cominciato a mettere sul tavolo le proprie priorità. Forza Italia insiste sul taglio dell’Irpef al 33% per i redditi fino a 60mila euro, dal costo stimato di 2,6 miliardi, e su una flat tax incrementale strutturale del 5% sulla quota di reddito aggiuntiva rispetto all’anno precedente. Fratelli d’Italia guarda alla detassazione delle tredicesime, con l’ipotesi di un’aliquota al 15% fino a 15mila euro o, in alternativa, al 10% con un tetto più elevato. La Lega punta invece sulla riapertura della rottamazione quater, sul bonus elettrodomestici, su altri incentivi contro il caro-energia e sulla flat tax al 5% per le assunzioni dei giovani.
Sul quadro incombe infine il richiamo di Scott Bessent. Il segretario al Tesoro americano, parlando al G20, ha osservato che «il mondo è sommerso dal debito, dopo la crisi finanziaria globale e dopo il Covid, e l’unico modo per uscirne è quello di crescere». Una ricetta che, in controluce, suona quasi come un assist alla linea di Giorgetti: la sostenibilità dei conti non passa soltanto dalla riduzione della spesa, ma dalla capacità di un’economia di progredire.
