«Gli algoritmi possono calunniarti ma non possono sovrascriverti. E guardate, lo dico con cognizione di causa». A parlare dal palco di Fenix è Giorgia Meloni che nella giornata conclusiva della festa di Gioventù nazionale, la componente giovanile di Fratelli d’Italia, lancia nuovamente l’allarme contro i pericoli e i danni della disinformazione e della misinformazione connessa a uno uso disinvolto e strumentale dell’intelligenza artificiale. «Lo dico precisa ancora Meloni alla vigilia di una campagna elettorale nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte». Del resto, già a luglio scorso la premier aveva espresso i suoi timori sui rischi latenti di una manipolazione del dibattito pubblico online, tant’è che aveva immediatamente raccolto l’invito di Elly Schlein a stringere un patto di non belligeranza digitale che prevedesse l’esclusione dei deepfake e intelligenza artificiale dalla comunicazione politica. Il nuovo affondo del presidente del Consiglio può in verità può essere l’innesco che non si ferma al semplice avvertimento, a un materno ammonimento, ma che apre le porte a una vera e propria moratoria che coinvolga tutti i leader e i partiti. Si tenga conto che nel 2027 andranno al voto per la prima volta i giovani nati nel 2009, a cavallo tra la GenZ e quella Alpha, una generazione che a differenza di tutte quelle precedenti è cresciuta sin dal primo giorno nel liquido amniotico dei social media. Il primo punto di questa moratoria che aiuti gli elettori a distinguere in pochi secondi un contenuto vero da uno falso o da un contenuto verosimile, l’ha fissato proprio la Meloni suggerendo ai giovani militanti di non dare automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi e negli ultimi giorni prima del voto. A questo possiamo aggiungere subito un altro, altrettanto importante, approfondire e verificare le fonti e gli account.

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