nostro inviato a Roma
«Nessun incidente di percorso». Quella di Francesco Filini, parlamentare di Fdi vicino a Palazzo Chigi, è più che una previsione sulla legge elettorale. Tra i gazebo di Fenix, al laghetto dell’Eur, c’è un clima tropicale. Ieri era il giorno di Giorgia Meloni, il discorso di chiusura della kermesse. Parlando con i parlamentari di Fdi, c’è un elemento più percepibile di altri: questa legislatura è lungi dall’essere terminata. Lo Stabilicum è atteso alla Camera nei primi dieci giorni di ottobre. Il governo dovrebbe porre la fiducia ma sarà il voto finale a raccontare lo stato di salute della maggioranza. «Nessun tentennamento», rassicura Augusta Montaruli, altra deputato. «È una legge fatta per l’Italia, per garantire stabilità. Una legge di responsabilità». Qualche mal di pancia dagli scranni di Lega e Forza Italia è stato avvertito. L’incidente a Montecitorio prima della pausa estiva resta una spia. Ma i quattro leader del centrodestra hanno siglato un patto, e a quello non si può venire meno. Sasso Deidda, deputato sardo, si accredita allo stand preposto come gli altri militanti. Ritira la maglietta verde, il colore di quest’anno, con su scritto: «Il tempo del coraggio». Poi puntualizza: «La coalizione si dimostrerà compatta. Crediamo tutti alle preferenze. Non è un obbligo: è una convinzione».
Qui, nella fucina del melonismo, di perplessi non ce ne sono. La presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo ha rivelato che se avesse conosciuto «un magistrato e un modo di fare il magistrato come Paolo Borsellino», allora avrebbe scelto a sua volta quella strada. Certo, votare si dovrà votare. La prossima primavera appare troppo vicina, mentre l’autunno 2027 risulta scomodo perché ravvicinato alla legge di Bilancio. Filini allarga il ragionamento: «Dopo 35 anni vengono reintrodotte le preferenze. Introduce chiarezza e trasparenza. Si chiude la stagione dei governicchi e del trasformismo». Il centrodestra è chiamato alla coerenza. «Stessa storia, stesso posto, stesso bar»: all’Eur, con Fenix, è nato un altro rito collettivo della comunità di Fdi. Due sere fa, alla festa di Gioventù nazionale, ha cantato la cover band degli 883, i «Nord, Sud, Ovest, Est». L’onorevole Sara Kelany, tra i più preparati sulle canzoni di Max Pezzali e Mauro Repetto, intravede un orizzonte ampio: «Arriveremo fino a fine legislatura». Settembre prossimo, allora, può diventare il mese buono per le Politiche. Ma il voto in tarda primavera non è escludibile. La verità è che il dossier è fermo sul tavolo. E l’interlocuzione col Colle sull’election day sarà un passaggio chiave. Quando la premier arriva, i ragazzi sono già ammassati davanti al palco. Qui si parla di premio di maggioranza facendo la fila per le birre o per il ciambellone. Ma la generazione Fenix non scherza. Il presidente e deputato Fabio Roscani, il dirigente nazionale Andrea Piepoli e la segretaria amministrativa Caterina Funel: sono loro gli artefici di questo «miracolo della politica». Infatti la Colosimo certifica: «Quando organizzavo io, eravamo molti di meno». Chiude il sipario. Ma non è detto sia l’ultimo Fenix prima delle Politiche.
