Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:41
Governo

Giorgetti: “Istat da riformare. Verso la flat tax per i giovani”

Durante il governo Meloni, l’Istituto ha sbagliato quindici volte i calcoli sulla crescita del Pil. Aumentano i dubbi sulle influenze politiche, alle elezioni sindacali la Cgil prende quasi il 40% dei voti

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’aula della Camera dei deputati durante il Question time, Roma, Mercoledì 23 settembre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Minister od Economy Giancarlo Giorgetti in the Chamber of deputies during Question time, Rome, Wednesday, September 23, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Taglio delle tasse, bollo auto, extraprofitti e un ritorno di fiamma della polemica sull’Istat. Nel giorno seguente alla mancata uscita dalla procedura d’infrazione dell’Italia, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non si sottrae a nessuno degli argomenti più spinosi durante il question time alla Camera. Il titolare del Tesoro ha confermato l’intenzione del governo di «rendere strutturale» l’eliminazione del bollo auto come congeniata dal governo. Giorgetti ha ribadito l’intenzione di varare una flat tax al 5% «sugli aumenti contrattuali» per i lavortatori più giovani. Si tratta di una proposta «appetibile per il rapporto costi-benefici», ma per funzionare serve la «collaborazione dei datori di lavoro a fronte delle agevolazioni». Il capo del Mef conferma anche la volontà di intervenire con un taglio delle tasse al ceto medio, agendo sull’aliquota Irpef fino a 60mila euro (sulla fetta di contribuenti alla quale si applica l’aliquota al 43%). Giorgetti ha inoltre precisato che all’inizio di ottobre verrà fatta «una sintesi».

Un altro capitolo la trattativa con l’Ue, «con la quale lavoro da un anno», per la clausola di flessibilità sugli investimenti energetici. «Dovremo discutere nei prossimi giorni per quanto riguarda l’utilizzo». Per quanto riguarda gli extraprofitti, Giorgetti chiede un intervento a livello europeo per evitare problemi di costituzionalità. Se ne riparlerà anche in questo caso all’inizio di ottobre: «Spero si svegli anche il resto d’Europa», ha affermato il ministro Giorgetti.

Mentre l’Italia incassa una revisione al rialzo della propria crescita economica al +0,9% da parte dell’Ocse, il ministro torna sulla mancata uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Un passaggio che complica la manovra di bilancio, togliendo risorse. Il ministro - in scia alle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni - ha criticato il metodo di rilevazione dell’Istat, ormai non più adatto ai tempi: il continuo aggiornamento dei dati «ha un impatto rilevante ai fini delle decisioni di bilancio nazionali in quanto modifica ex post parametri utilizzati nella procedura di sorveglianza fiscale europea». In particolare, il Mef «ha più volte sollecitato modifiche normative». Solo prendendo in considerazione il periodo tra la fine del 2022 e il 2026, quindi quello del governo Meloni, l’Istat ha aggiustato le stime di crescita del Pil quindici volte per gli anni dal 2021 al 2025, delle quali tredici al rialzo. Significa una sottostima ricorrente della crescita, che peggiora il rapporto deficit/Pil che è il parametro cruciale per rimanere dentro i parametri di bilancio europei. Una situazione che pesa particolarmente quando si è sul filo come il caso dell’Italia che si è fermata al 3,07%, senza considerare che una spesa conteggiata in ritardo porta il governo a dover fare scelte quasi «alla cieca». Rimane poi l’aura di un istituto che sulla carta è indipendente, ma che inevitabilmente è influenzato dalla politica che ne sceglie i vertici, i quali influiscono nel tempo sugli organici. Un dato indicativo è l’elevato tasso di polemiche politiche nell’ambito dell’istituto di statistica, che in passato hanno colpito anche l’ex presidente Gian Carlo Blangiardo accusato di una vicinanza alla Lega per una partecipazione (poi non concretizzata) al Congresso mondiale delle Famiglie nel 2019. Allo stesso modo, nel 2024, fu contestato dalla Flc Cgil il suo ingresso nel Consiglio. Segno di come, nell’Istat, l’affiliazione politica vera o presunta in realtà ha un suo peso. Ma non sorprende più di tanto visto che, nelle elezioni per la rappresentanza sindacale unita, la Cgil ha incassato quasi il 40% dei voti (492). Non vuol dire essere comandati da Maurizio Landini, ma una certa vicinanza di posizioni la si può presumere.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.