Come sempre nel salotto buono della politica romana si celebra il rito del «si salvi chi può», con i soliti soloni pronti a giurare che il governo è al capolinea. Secondo loro, il trionfo di Afd in Germania, sarebbe il segnale della fine. Vannacci, dicono, diventerà la mina vagante capace di far saltare il banco. E la sinistra? Già pregusta il ritorno in sella. Ma la realtà è diversa: Giorgia Meloni ha speso una vita a distruggere il folclore di una destra macchiettistica. Oggi, piuttosto che allearsi con il trapassato remoto che lei stessa ha sconfitto, preferisce fare il capo dell’opposizione. In Italia, il centrodestra non muta per editto di Palazzo, ma per volontà popolare. Chi vede in Afd il futuro di Vannacci sbaglia mira: Vannacci, in Germania, deve ancora nascere. Verrà se mai Afd salirà al governo. La strada imboccata nel 2022 da Meloni, Salvini e Tajani ha ancora un lungo tratto da percorrere. E chi cambia strada sbaglia. Come sa bene la sinistra, che ha come unico punto elettorale comune il rancore. Per non avere fatto la stessa scelta quando era ancora possibile.

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