«A tua difesa». È il titolo della due giorni della Lega alle Officine Farneto, a Roma, ma anche la sintesi della sfida che Matteo Salvini, intervistato da Francesco Giorgino, mette sul tavolo del governo in vista della legge di bilancio 2027, indirizzando le sue attenzioni al ceto medio.
Una manovra che dopo aver aiutato negli anni scorsi chi aveva più bisogno, «ora deve alzare l’asticella» e guardare ai grandi esclusi dalle politiche di sostegno. Famiglie, professionisti, autonomi, lavoratori che con un reddito lordo di 60-70 mila euro non possono certo considerarsi ricchi, ma finiscono spesso fuori dalle agevolazioni. Da qui la proposta della Lega di introdurre un tetto ai bonus pubblici, evitando che a beneficiarne siano sempre i «professionisti della ricerca dei bonus».
L’attenzione è rivolta alle partite Iva. La richiesta della Lega è precisa: nello sconto sui carburanti devono rientrare autonomi, artigiani, commercianti, liberi professionisti, agenti di commercio e tassisti. «Il lavoratore autonomo non è un lavoratore di serie B», scandisce Salvini. Escluderlo dall’intervento, sostiene, sarebbe un errore.
Il caro-carburanti porta al tema delle accise. La proroga del taglio arriverà fino alla fine del mese, annuncia, poi il governo dovrà decidere. Salvini ammette che una misura strutturale costerebbe miliardi e rilancia la possibilità di uno scostamento di bilancio. «Io scosterei, io investirei», dice, sostenendo che qualche miliardo speso oggi potrebbe evitare domani costi maggiori in termini di cassa integrazione e licenziamenti. Ma proprio parlando di carburanti, il vicepremier apre una delle parentesi politiche più nette della giornata, quella sull’Ucraina. Salvini parla di una «stortura» nel sostegno a Kiev: l’Italia e gli alleati finanziano un Paese aggredito anche sul piano militare e parte di quegli aiuti consente all’Ucraina di colpire le raffinerie russe. Il risultato, sostiene, è un aumento del costo del carburante sui mercati mondiali.
E subito dopo arriva il capitolo più delicato della manovra: le banche. Salvini non arretra davanti al no di Forza Italia e rilancia il contributo sugli utili del sistema bancario. Non vuole parlare di «extraprofitti», ma di «profitto extra». Il punto politico è chiaro: «Se devo scegliere se tassare gli artigiani o 20 banchieri, tasso 20 banchieri».
Salvini precisa di non avercela con le banche del territorio, ma con i grandi gruppi, e contesta il paradosso di un settore che continua a macinare profitti mentre chiude filiali e riduce il personale. «Se chiudi il 2026 invece che con 50 miliardi di euro di utili con soli 47 miliardi, non penso che qualcuno vada alla disperazione», dice.
Il gettito, nella strategia leghista, dovrebbe contribuire a finanziare pensioni, lavoro e sicurezza. Sul fronte previdenziale torna l’obiettivo di consentire a chi lo vuole di uscire a 64 anni, prima dei 67 previsti dalla legge Fornero. Una misura dal costo stimato in circa un miliardo e mezzo. E sul confronto nella maggioranza Salvini manda un messaggio netto: la Lega ha sostenuto in questi anni anche provvedimenti che non appartenevano al suo Dna. «Se sei parte di una squadra sei leale alla squadra». Ma al tavolo della maggioranza, avverte, chiederà agli alleati «perché no».
Nel resto dell’intervento Salvini rivendica il bilancio dei quattro anni di governo, dalle grandi opere al Ponte sullo Stretto, dagli investimenti ferroviari alla stabilità dell’esecutivo. Poi Giorgino sposta il discorso sul personale: cosa rende più orgoglioso Salvini della sua carriera politica? La risposta mette insieme Quota 100 e l’azione sui migranti, ma anche un ricordo della sua esperienza da consigliere comunale a Milano: essere riuscito a far assegnare l’Ambrogino d’Oro a Oriana Fallaci, «una grande donna che andrebbe studiata nelle scuole».
