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Governo

L’Ue suona l’allarme energia, lo spread torna a quota 100

Giorgetti: “Noi attenti al debito”. Bruxelles è in difficoltà. In salita i prezzi alla produzione

La politica di Giorgetti vince a Piazza Affari

Mentre l’Europa si affaccia a una stagione invernale che si preannuncia complessa, le tensioni sui mercati dell’energia e del debito sovrano tornano a scuotere le capitali dei Ventisette. Da Bruxelles e dal vertice informale di Dublino giunge un chiaro allarme sulle quotazioni delle materie prime. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha rimarcato come l’approvvigionamento sia per ora stabile pur evidenziando le insidie all’orizzonte. «Non c’è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno che sarà impegnativo sul lato dei prezzi», ha rilevato.

Un contesto in cui le posizioni del governo italiano trovano nuove sponde, specialmente sulla necessità di riformare i meccanismi regolatori europei che finiscono per penalizzare il sistema produttivo. È stato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a sollecitare un intervento urgente e una revisione «radicale del meccanismo perverso, infernale degli Ets che fa costare energia più di quanto dovrebbe costare per idolatrare un percorso del Green Deal che oggi si è dimostrato purtroppo inadeguato alla realtà».

Una presa di posizione che collima con le ansie del mondo imprenditoriale.

Il rincaro delle materie prime ha inevitabilmente impattato sui prezzi alla produzione dell’industria italiana, cresciuti ad agosto del 2,4% su base mensile e del 10,9% tendenziale, spinti dalla fiammata del comparto energetico (+34,5%). Tuttavia, i numeri confermano la reattività e la solidità del nostro tessuto manifatturiero: depurato dalla componente energetica, l’aumento dei prezzi resta contenuto al 3,2% annuo, sorretto da un fatturato in crescita e da ottime performance sull’export.

Parallelamente, la chiusura dello spread Btp-Bund a quota 100 punti base riflette dinamiche macroeconomiche esterne e del tutto indipendenti dalla solidità dei conti pubblici italiani. Tra il rendimento dei T-Bond americani schizzato ai massimi dal 2007 al 5,25%, la stretta sui tassi della Bce e il riassorbimento dei titoli di Stato acquistati dall’Eurotower (che progressivamente alleggerisce il portafoglio), tutto il settore europeo dei bond sovrani è sotto pressione. E così lo spread tra Btp e Bund tedeschi decennali è risalito a quota 100 (rendimento al 4,6%) in quanto i titoli berlinesi restano un porto sicuro nonostante le difficoltà di Merz.

«Vediamo quello che succede sui mercati finanziari. Come ho sempre detto, bisogna stare molto attenti al debito, per fortuna che siamo stati attenti al debito, nei quattro anni precedenti», ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La vera nota stonata nell’Eurozona, infatti, è rappresentata dalla Francia: Parigi vede lo spread Oat-Bund schizzare a 119 punti, con i propri titoli decennali che rendono il 4,8%.

I mercati promuovono la serietà di Roma e bocciano i vecchi maestri di rigore.

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