Antonio Tajani non si sottrae al confronto parlamentare sul caso Regeni. Dopo le richieste arrivate dalle opposizioni - che chiedono al ministro degli Esteri di riferire in Aula dopo le sue dichiarazioni sulla sentenza che ha condannato tre persone per il sequestro del ricercatore friulano ucciso nel 2016 - il vicepremier non usa mezzi termini: “Sono andato più di 100 volte in Parlamento, quindi non ho mai problemi ad andarci. Non ho paura ad andare in Parlamento”.
La polemica è arrivata all’indomani della decisione della Corte d’Assise di Roma, che ha condannato a dieci anni tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro Regeni, facendo invece cadere l’accusa di omicidio. Il quarto imputato è stato assolto. Finito nel mirino delle opposizioni dopo aver sottolineato che la sentenza aveva condannato tre persone e non l’Egitto “in quanto tale”, Tajani evidenzia che il governo è “determinatissimo” nella ricerca della verità e sta “dalla parte della vittima” e della sua famiglia. “Ho detto soltanto che la sentenza di ieri non ha individuato gli assassini, ci ha detto soltanto chi sono coloro che hanno sequestrato Regeni”, la sottolineatura del titolare della Farnesina, ricordando che lo Stato e il governo si sono costituiti parte civile nel processo: “Non abbiamo cambiato idea. Andiamo avanti”.
Il ministro respinge anche l’accusa di un atteggiamento eccessivamente prudente: “Qua non si tratta di essere cauti o non cauti”. Il punto, sostiene, è attenersi a quanto stabilito dai giudici: tre persone sono state condannate per il sequestro, mentre per l’omicidio non sono arrivate condanne. “Io vorrei che si potesse andare avanti e sapere chi sono gli assassini di Regeni”, aggiunge. La linea, ribadita anche da Bruxelles, è quella di proseguire “con grande serietà” e chiedere collaborazione alle autorità egiziane.
Tajani richiama quindi il metodo seguito dal governo anche in altri dossier riguardanti cittadini italiani o casi che hanno coinvolto l’Egitto. Cita Patrick Zaki, riportato in Italia nel 2023, e Nessy Guerra, per la quale la Farnesina sta lavorando insieme alla figlia. Operazioni, sottolinea il ministro, da condurre con “discrezione” e senza clamore.
“Non sono operazioni facili”, osserva il segretario forzista, rivendicando la necessità di lavorare lontano dai riflettori per raggiungere gli obiettivi. E sul caso Regeni, conclude, “l’atteggiamento è lo stesso”: andare avanti nella ricerca della verità.
