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Governo

L’ipotesi urne a fine maggio con l’election day. No a Vannacci

Meloni prudente in attesa del Congresso della Lega Fazzolari apre. L’accordo con Sud chiama Nord di De Luca

Italy's Prime Minister Giorgia Meloni attends a press conference after work sessions at the MED9 summit in Split on October 7, 2026, where the leaders of nine EU nations and invited leaders are gathering. (Photo by MARKO PERKOV / AFP)

In un Transatlantico tanto affollato quanto privo di qualsiasi phatos per un voto sulla legge elettorale che tutti sanno destinato a non dare brividi, quella che si respira a Montecitorio è un’aria da ultimo giorno di scuola. Non perché lo sia davvero, ma perché politicamente il voto di ieri è lo spartiacque della legislatura. E gli unici due argomenti che tengono banco nei capannelli di deputati e giornalisti sono la data delle prossime elezioni e i tecnicismi di una nuova legge elettorale che cancella i collegi uninominali e reintroduce le preferenze (per quanto temperate).

Il conto alla rovescia, dunque, è già iniziato. Nonostante la prudenza di Giorgia Meloni che elogia un centrodestra che ieri si è mostrato «unito, compatto e determinato» e si chiama invece fuori dal «dibattito surreale» sulle elezioni anticipate perché «manca ancora un anno». Una cautela dettata dal fatto che sia Antonio Tajani che Matteo Salvini premono per arrivare fino alla scadenza naturale della legislatura (immaginano il voto addirittura a novembre 2027) nel tentativo di invertire il trend negativo di consensi che gli attribuiscono i sondaggi oggi. Meloni lo sa bene e vuole evitare frizioni, soprattutto prima del congresso della Lega in programma il 24 e 25 ottobre. Perché votare in primavera significherebbe tagliare le gambe ai passaggi finali dell’autonomia differenziata (le intese regionali) e questo finirebbe per mettere Salvini in una posizione di debolezza rispetto alla fronda interna. Ma che in Fdi l’ipotesi di completare la legislatura sia considerata un caso di scuola lo confermano a taccuini chiusi più o meno tutti i big del partito. «Da domani deputati e senatori che non hanno mai avuto un voto si trasferiranno armi e bagagli sul territorio in cerca di preferenze. Ma come si fa a reggere un anno di lavori parlamentari così?», è la domanda più ricorrente. Non a caso, in un’intervista a Il Foglio Giovanbattista Fazzolari apre all’ipotesi di voto a giugno. O, ipotizza chi in Fdi si occupa del rebus delle liste, l’ultima domenica di maggio e con l’election day con il primo turno delle amministrative (che sarebbe il pretesto perfetto per anticipare le urne).

E che la macchina sia ormai partita lo dimostrano anche le mosse in programma nei prossimi giorni per dar vita a liste civiche che sulla scheda elettorale correranno con il centrodestra (non c’è più lo sbarramento dell’1% previsto dal Rosatellum per concorrere all’attribuzione dei voti alla coalizione). Già martedì, infatti, Cateno De Luca annuncerà l’accordo con Fdi che gli presterà due deputati così da poter costituire una componente autonoma del gruppo misto alla Camera (che gli permetterà di ridurre in modo massiccio la raccolta delle firme in vista delle elezioni). Il primo è Manlio Messina, pronto a rientrare a via della Scrofa con una sosta tecnica nel movimento Sud chiama Nord di De Luca (come lui molto critico verso il governatore siciliano Renato Schifani). Il secondo è un attuale deputato di Fdi.

Porte chiuse, invece, a Roberto Vannacci. I sondaggi di via della Scrofa convergono sul fatto che Futuro nazionale pesca non solo a destra, ma anche in tutti i partiti della coalizione di centrodestra.

Tutti elettori- come dimostrerebbe anche l’analisi dei commenti sui social - che tutto vogliono fuorché far perdere il centrodestra. E la convinzione di Meloni è che alla fine prevarrà il cosiddetto voto utile.

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