L’Europa si trova davanti a un banco di prova sul fronte dell’immigrazione e del controllo delle frontiere esterne, con il rilancio degli hub di rimpatrio nei Paesi terzi. Di questo, ma anche del Pnrr e delle prospettive politiche della maggioranza, parliamo con il ministro per gli Affari europee Tommaso Foti.
Ministro, crede in un nuovo approccio dell’Ue sui flussi migratori?
«Ceuta dimostra il totale fallimento del modello Pedro Sánchez sostenuto dalla sinistra nostrana. L’accoglienza senza controllo è caos non solidarietà. Grazie a Giorgia Meloni, l’immigrazione è ora al centro dell’agenda europea. Non è accaduto per caso ma grazie alla credibilità politica dell’Italia».
Prevale la linea italiana?
«Sì, oggi sempre più governi condividono la linea fondata sulla difesa delle frontiere, sugli accordi con i Paesi di origine e di transito e sulla lotta ai trafficanti di esseri umani. All’inizio della legislatura, c’era chi scommetteva sul nostro isolamento. La realtà racconta esattamente il contrario: è l’Italia a orientare il dibattito europeo».
Il modello Albania è replicabile in Europa?
«La proposta di realizzare hub nei Paesi terzi rappresenta un cambio di paradigma: governare i flussi anziché subirli. La lettera promossa dall’Italia per un’azione comune contro l’immigrazione illegale è stata sottoscritta da 21 Stati membri. Il modello Sanchez è al tramonto, mentre il modello Albania è un esempio per l’Europa».
A che punto siamo con il Pnrr?
«La positiva conclusione del Pnrr è un traguardo vicino che deve inorgoglirci tutti, nonostante il controcoro delle opposizioni. Siamo il Paese più avanti nell’attuazione del Piano. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi fino alla nona rata e introitato oltre 166 miliardi di euro, più dell’85% delle risorse assegnate. Ora siamo impegnati a raggiungere il traguardo della decima rata che vale 28,4 miliardi e la rendicontazione finale. Su 675mila progetti finanziati, oltre 615mila sono conclusi e gli altri in fase di completamento. L’eredità del Pnrr è anche altro. Il governo ha dimostrato che l’Italia sa rispettare gli impegni assunti al livello europeo, spendere bene le risorse e trasformare i progetti in investimenti concreti».
Alle prossime elezioni il centrodestra presenterà la stessa coalizione?
«L’unità del centrodestra nasce dalla condivisione di un programma e di una comune idea di governo. Al contrario i tentativi delle opposizioni di costruire il campo largo ci dicono che lo stesso è unito soltanto contro il governo Meloni, ma diviso su questioni fondamentali. A partire dalla politica estera, ove Pd e Cinquestelle continuano ad avere posizioni inconciliabili. Più che di campo largo si deve parlare di campo minato».
Proverete a reintrodurre le preferenze al Senato?
«Dopo oltre trent’anni di liste bloccate vogliamo restituire ai cittadini il diritto a scegliere chi li rappresenterà in Parlamento. È una battaglia di coerenza e di democrazia. Le immagini dell’opposizione festante in Aula, per aver tentato di impedire questo cambiamento, sono uno schiaffo ai cittadini».
Quali i temi decisivi per riconquistare la fiducia degli italiani?
«Continueremo a sostenere le famiglie, il lavoro, il ceto medio e le fasce più fragili. I risultati ottenuti rappresentano una base solida: dal taglio del cuneo fiscale alla riforma dell’Irpef; dagli incentivi per la produttività al rafforzamento del welfare aziendale; dal rafforzamento dell’Assegno unico al bonus per le mamme lavoratrici; dal bonus asilo nido all’estensione dei congedi parentali retribuiti. L’obiettivo resta consolidare la crescita, aumentare il potere d’acquisto, sostenere chi produce ricchezza e creare le condizioni perché i giovani possano costruire il proprio futuro in Italia».
