Governare sì ma scevra dai ricatti: la linea di Giorgia Meloni è chiara da tempo. Forse Roberto Vannacci spera di suscitare qualche reazione nella premier quando dice che «senza Futuro nazionale non si arriva al 42%». Ma la Meloni e i suoi hanno deciso da tempo quale strada perseguire: è quella della coerenza, la stessa che ha condotto Fdi a Palazzo Chigi. Vannacci sguaina la spada: «Il centrodestra, se vuole governare...dovrà fare i conti con gli italiani. Con gli stessi italiani che ha deluso sino a oggi. E quindi, anche con noi». A via della Scrofa, nessuno si scompone. Il generale e gli scissionisti ex Lega, per ora, hanno votato con la sinistra. È un dato chiaro, oltre che un assist niente male per la campagna elettorale. «Ma non votare la fiducia non significa votare contro il provvedimento», affermano fonti vannacciane. Sarà. Intanto le linee di comunicazione sono interrotte. Di ambasciatori non ce ne sono. Francesco Filini, parlamentare di Fdi vicino alla premier, non sceglie il fioretto: «Mele e pere non si sommano. Vannacci raccoglie i frutti della sua linea politica, che è una linea contro il governo: su dieci uscite, nove sono contro l’esecutivo». Il centrodestra ha un programma. Che è poi lo stesso sottoscritto dall’ex partito del generale, cioè il Carroccio. «Lui - ricorda il deputato di Fdi - è stato eletto nella Lega, che continua a sposare il programma del centrodestra, tra i cui punti c’è anche la ferma adesione all’Occidente». La questione russo-ucraina, inutile nascondersi, non è secondaria. E va chiarito se e quali relazioni il generale intrattiene con Mosca. Ma Futuro nazionale ha in mente tante «linee rosse» con cui ostacolare l’azione di un eventuale governo composto dal centrodestra e da Futuro nazionale. Ad avvertire Fdi, Lega e Fi dei rischi sono anche i fuoriusciti di «Mondo al contrario». Stefania Bardelli, la bersagliera leader di Mav (movimento civico e di destra) che con Vannacci ha fatto il tratto di strada iniziale, mette in guardia: «Il centrodestra non deve allearsi con Vannacci: il suo giochino é entrare nei partiti o nelle coalizioni per poi spaccarle, facendo opposizione dall’interno». È un sospetto, per usare un eufemismo, che in maggioranza circola da un po’. La Lega, soprattutto, ha già sperimentato il personaggio. Forza Italia e Marina Berlusconi, ancora, hanno già chiarito la loro posizione. E certo la Meloni non insegue il potere a tutti i costi: «Non dobbiamo vincere snaturando la nostra linea politica», argomenta Filini. «Vinciamo - aggiunge - se gli italiani sostengono il programma del centrodestra, è la conditio sine qua non per poi governare un’intera legislatura». E se il centrodestra, pur di non accordarsi con il generale, dovesse perdere? Nessuno è disposto a dirlo a voce alta ma l’eventualità è sul tavolo. Del resto saranno gli italiani a decidere. In quel caso, sarebbe Vannacci a intestarsi la vittoria del «campo largo». Se non altro perché, qualora il centrodestra non arrivasse al 41% o al 42%, significherebbe che le truppe del generale hanno rosicchiato quanto basta per mandare a casa la Meloni, primo premier di destra della storia repubblicana, e per aprire la strada a Elly Schlein, Giuseppe Conte o a chi per loro. Non il modo migliore per presentarsi alle future Politiche, non appena nel centrosinistra (è tradizione) inizierà la rumba delle lotte intestine. Ma la Meloni e il centrodestra sono convinti di vincere nel 2027. E il ragionamento sulla sconfitta alberga solo in via residuale. «Siamo l’unico antidoto alla vittoria della sinistra», ricorda Filini. E gli italiani questo lo sanno da almeno vent’anni.

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